Cliché e distintivi

Ho sempre avuto una certa antipatia per i ruoli precostituiti.
So benissimo che nella vita è inevitabile assumere dei ruoli, ma un conto è ‘assumersi la responsabilità di un incarico’ (cosa che approvo e sostengo), un conto è rientrare in un cliché.

Ecco, io sono allergica ai cliché.

Tempo fa, come ho già raccontato in un altro post, giocavo a dei giochi di ruolo online. Mi sono sempre piaciuti i personaggi magici e spirituali, così avevo deciso, data l’ambientazione celtica, di giocare la parte della druida. Però… strizzavo l’occhio ai bardi, perché mi attraeva molto l’idea di raccontare storie epiche in rima. Così, mescolavo un po’ le cose, dando una mia interpretazione molto personale di che cosa volesse dire essere ‘druida’.
Perché mai mi sarei dovuta annoiare a fare solo le cose previste dal ‘cliché del ruolo’?

Più o meno nello stesso periodo stavo frequentando l’università. Quando mi chiesero se pensassi di andare a lavorare nell’ufficio marketing o comunicazione di un’azienda oppure di andare in un’agenzia, non ebbi dubbi sull’agenzia. Perché mai mi sarei dovuta occupare per anni dello stesso argomento? La vita di agenzia si prestava (e si presa) molto di più al mio ‘assumere una responsabilità’ ma ogni volta su un tema diverso.

Così, tutte le volte che sento qualcuno dire che, soprattutto per caratteristiche biologiche o di nascita, si dovrebbero assumere certi ruoli o seguire un certo iter di vita… ecco, come dire… mi indispongo.

I cliché legati al genere sono quelli che più che mai ritengo inaccettabili. Mi fanno proprio bollire il sangue. Perché mai dovrei fare o non fare qualcosa, essere o non essere in grado di fare qualcosa in virtù dei miei cromosomi? Ma, soprattutto, perché mai qualcuno dovrebbe decidere al posto mio cosa va bene e cosa non va bene per me, cosa è bene che faccia o non faccia?
E’ qualcosa che mai mi ha toccato personalmente, ma purtroppo vedo esistere ancora. E qui fioccano i riferimenti all’attualità.


Una storia di tanto tempo fa

Mi viene in mente con piacere una vicenda di tanti anni fa: ero alle elementari, credo in quarta. Durante la ricreazione si facevamo dei giochi e qualcuno propose di giocare agli investigatori.
Chissà perché, la classe di divise in due gruppi: i maschi facevano i poliziotti, le femmine le infermiere.

Io andai dal bambino che stava organizzando il gioco e gli dissi che a me non andava di fare l’infermiera. Lui mi chiese cosa volessi fare. Il capo della scientifica, gli risposi io.
Il giorno dopo arrivò da me con un distintivo di carta ‘plastificato’ con lo scotch. C’erano; il mio nome, una fototessera disegnata e, in pennarello a punta spessa, la scritta ‘CAPA DELLA SCIENTIFICA’.
Presi il distintivo contenta e me ne andai. Era successo esattamente quello che per me era normale succedesse. Né di più, né di meno.

Io non lo so se quel mio vecchio compagno di classe si ricorda di questo fatto, ma io me lo ricordo molto bene e credo che abbia avuto molta importanza nella mia storia perché… proprio perché è stato qualcosa di normale, proprio perché NON ha cambiato niente.
E vi assicuro che non è una cosa da poco.

Perciò, caro A., grazie.


Consiglio di lettura

A proposito di distintivi, se vi piacciono i polizieschi, consiglio ‘Negli occhi di chi guarda’, di Marco Malvaldi.
E’ uno di quei libri in cui la storia c’è ed è piacevole e interessante, ma tutto sommato è irrilevante. Il vero capolavoro sono i personaggi e l’estrema ironia dei loro dialoghi.
Buon toscano non mente.


3 pensieri su “Cliché e distintivi

  1. giusymar ha detto:

    Cara Sarah,
    ad essere “normale” lasciamo che siano quelli con poca fantasia ed ironia. Che poi normale è una parola che è sicuramente molto difficile da inquadrare.
    Mi piace tanto il tuo post, forse perchè ci vedo la Giusy giovane, fresca e battagliera.
    Se posso permettermi un piccolo consiglio, per quel che vale da una che in genere li ascolta molto poco, è giusto essere fiera di non accettare cliché ed imposizioni (vedrai col tempo che i secondi ben si accompagnano…) ricordati solo che dovrai lottare di più. Dovrai essere pronta a non lasciarti ammaliare dal facile e dal preconfezionato.
    Noi diamo fastidio, facciamo venire l’orticaria.
    Nonostante tutto, la farei di nuovo e di nuovo.

    PS: Malvaldi è stato un autore che mi ha fatto passare delle belle ore di lettura, su aNobii ne ho contati 7 letti di suoi, ma quello di cui racconti tu, mi manca!

    Ciao CAPA DELLA SCIENTIFICA !!! (Bellissimo!!!!!!, sono quelle cose meravigliose che solo i bimbi sanno inventare!!!)

    Piace a 2 people

  2. Sarah ha detto:

    Gia!
    Fantasia e ironia sono due cose difficili, quindi abbiamo un vantaggio competitivo non indifferente! 😀
    Alla fine le sfide non mancano mai e, anzi, più percorriamo la via della libertà e più tranelli e ostacoli arrivano. Penso sempre che siano lì solo per… allenamento.

    Di Malvaldi hai letto i libri del BarLume?
    A me mancano, li ho in lista, ma ho visto la serie televisiva e mi è piaciuta tantissimo. Se non la hai vista, te la consiglio, ci sono degli episodi che fanno ridere a crepapelle e i ‘Bimbi’ sono fenomenali!

    "Mi piace"

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