Il titolo sbagliato o ‘dell’incomprensibile logica dei titolisti’

La scorsa estate, in giro con gli amici per un aperitivo, sono passata davanti a una nota libreria di libri usati. Già di per sé luogo irresistibile, il negozio è stato reso ancora più interessante dal cartello in vetrina ‘oggi tutti i libri a 2€’.

Presa dall’entusiasmo, perciò, sono entrata a curiosare e ho fatto compere. Ho acquistato due libri che mi hanno attirato per il titolo.

#1 ‘Vita segreta di mia zia’, con in copertina una arzilla signora dai capelli rosa alla guida di una decappottabile (la versione fluo di Zia Assunta, in pratica).

Sul retro compaiono commenti entusiasti: che libro divertente, che libro ironico, che grande spasso! Leggo velocemente la trama, ho voglia di un libro di ridere. Pare sia un romanzo che racconta con ironia e senza troppi giri di parole i sentimenti e le contraddizioni a cui portano. Ok, interessante, lo prendo.

Mi trovo di fronte a un romanzetto piatto e poco scorrevole, che racconta le improbabili (e a mio avviso irritanti) disavventure di una donna sposata che, un giorno della sua vita, dopo il funerale della sua migliore amica, si prende una sbandata per un tizio conosciuto in stazione. Almeno per quanto ho capito, fino a dove ho letto, per giustificare le sue frequenti assenze e una certa e inattesa attitudine alla movida, l’adultera dice al marito di aver preso a frequentare una vecchia prozia acquisita che non sentiva da tempo e che ha bisogno di compagnia (praticamente la versione britannica della zia di Crotone)

Fra menzogne e turbamenti mezzi isterici, equivoci e atteggiamenti tendenzialmente morbosi, questa tizia, il suo amichetto e la vecchia zia non mi hanno convinta per niente.

Sono andata a vedere, con il senno di poi, il titolo originale. Non lo ricordo con esattezza, ma è qualcosa sulla ‘vita sessuale di mia zia’. Dato che poi di quello si parla, perché non tradurre letteralmente?
Per ingannare ignari lettori in cerca di romanzi da ridere?

Tre lezioni imparate:

1. Se c’è scritto che il libro è stradivertente, probabilmente non lo è

2. Sempre – e dico sempre – andare a leggere il titolo originale, se il libro è tradotto

3. Mai fidarsi dei libri con gente dai capelli rosa, a meno che non si tratti di Tonks.

Risultato: libro lasciato a metà e depositato della teca dello scambialibri, in cerca di qualcuno che lo apprezzi più quanto abbia fatto io.


#2: ‘Una piccola libreria a Parigi’. In copertina una donna di spalle cammina lungo un romantico viale alberato.

È la storia di un uomo che ha una ‘farmacia letteraria’ su una chiatta ormeggiata da 20 anni in un certo punto della Senna. Vende i libri che vuole lui, alla gente che secondo lui ne ha bisogno, perché i libri, dice, sono come medicine e se dai a una persona la storia sbagliata non la aiuti ad affrontare quel particolare momento di vita, anzi va a finire che peggiori la situazione.

Un bel giorno, nel palazzo in cui l’uovo vive un’esistenza apatica e solitaria, arriva una donna che deve ricominciare la sua vita da zero. Su suggerimento dei vicini, lui le offre del mobilio per arredare l’appartamento altrimenti del tutto vuoto. Per prendere i mobili è costretto a riaprire una stanza chiusa da 20 anni -quella che ai tempi chiamava ‘La stanza lavanda’- e lì in passato riaffiora. Si viene a sapere di una vecchia storia d’amore terminata male e che gli ha segnato la vita. Leggendo per la prima volta una lettera che per 20 anni non aveva avuto il coraggio di aprire, l’uomo viene a sapere un fatto che gli fa prendere la decisione di mollare gli ormeggi e navigare lungo la Senna verso sud, direzione Provenza. Fra campi di lavanda, croissant al burro e insoliti personaggi in cerca di loro stessi, l’uomo va incontro al suo passato, per affrontarlo e ricucirne gli strappi.

I libro di per sé è carino e piuttosto toccante in alcuni punti, anche se a volte assume delle tinte ‘un po’ troppo rosa’ e melense per i miei gusti.

È anche bellino il fatto che, alla fine del libro, siano riportate 5 o 6 ricette provenzali di cui si parla nel romanzo e che proverò a fare (a parte, forse, una salsa piena zeppa di aglio).

Ho fatto una video recensione su questo libro

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Video recensione del romanzo di Nina George

Un post condiviso da La Poltrona Gialla (@lapoltronagialla) in data:

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Il punto è -e veniamo al titolo del post- che il titolo del libro non c’entra proprio niente con la vita.

O meglio, la piccola libreria a Parigi c’è, ma solo per una manciata di capitoli, perché poi è ‘una piccola libreria lungo la Senna attraverso la Francia’ e non è, come si potrebbe pensare, la protagonista o il luogo centrale delle vicende.

Il titolo originale è in tedesco: Das Lavanderzimmer, ovvero ‘la camera lavanda’

La camera lavanda c’è (è quella chiusa per 20 anni) ed è il punto cruciale della storia; di lavanda e paesaggi lavanda è pieno il racconto; il titolo è grazioso e piuttosto poetico e suggestivo. Allora perché, semplicemente, non tradurre letteralmente il titolo?

È come con i film.
Se il titolo è incomprensibile, il traduttore/titolista stesso getta la spugna e lo lascia in lingua originale, alla portata di pochi eletti. Invece poi ti traduce cose tipo ‘the flower – il fiore’.

Meraviglioso, incomprensibile mondo dei titolisti. ❤

6 pensieri su “Il titolo sbagliato o ‘dell’incomprensibile logica dei titolisti’

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