Rispetta la parola data

Vi è mai capitato, in spiaggia, di incontrare quei ragazzi africani che fanno chilometri su e giù lungo la costa portando sotto braccio dei libri?
Sono persone solitamente molto dignitose e gentili, che propongono libri – a volte scritti proprio da uno di loro – sulle loro culture e sui loro popoli, per un’associazione di promozione sociale.

Mi è capitato alcune volte di acquistare dei libri: uno sicuramente di ricette, poi un romanzo e un libro di favole. Anche un libro di poesie.
Le favole africane hanno una punta di esotico e di mistico che le fa somigliare molto alle favole di Esopo, con animali simbolo di virtù e vizi dell’animo umano. Ce ne è ad esempio una bellissima sul senso della libertà, appena recupero il libro la racconto anche qui (la ho letto tempo fa e ho dimenticato qualche passaggio).

Un paio di estati fa ho preso un libro che i intitola ‘Samal Sa Kaddu‘, che in lingua Wolof, l’idioma del Senegal, significa ‘rispetta la parola data’.
E a cura dell’associazione culturale di promozione sociale Savana Culture, edito da La Cassandra Edizioni, come tutti gli altri.

Samal Sa Kaddu è un romanzo misto a un saggio: c’è una storia principale, ma è intervallata da lunghe digressioni sulla cultura senegalese. In un’altra situazione avrei trovato fastidiose queste interruzioni, ma qui mi risultano invece molto interessanti, perché sono una finestra su un mondo e su un modo di vivere molto diversi e distanti. Aiutano a capire anche la storia.
Il protagonista, Madou, fugge con un barcone dalle miseria del suo paese e giunge in Italia. Si costruisce qui una vita, conosce una ragazza e fra i due nasce l’amore, ma la complessità dei rapporti interculturali ostacola questa relazione. 
Il titolo rappresenta il dilemma esistenziale di Modou, diviso fra i propri sentimenti e la fedeltà alle radici e alle aspettative della sua gente. Ha fatto una promessa particolare e il suo senso di onore, responsabilità e giustizia universale gli impongono di mantenerla.
Il libri è di sole 82 pagine, ma sto imparando molte cose sia sul Senegal sia sul senso dell’essere migrante.

Nella prefazione del libro si legge una citazione di un altro testo intitolato ‘Creoli meticci migranti clandestini e ribelli’ di A. Gnisci.
Dice: ‘il migrante -da est a ovest e da sud a nord’ è l’unico avventuriero (pacifico) del nostro tempo. Egli/ella decide, per una questione di dignità, di giocarsi, rischiare e avventurare la propria vita, senza rassicurazioni e garanzie.

Nel corso del testo, per voce del protagonista, emergono altre riflessioni interessanti.

La grande domanda è la seguente: è giusto nascondersi dietro il relativismo culturale, sostenere he ogni cultura è valida al suo interno, oppure esistono valori e diritti rinunciabili, se non universali? L’identità è mobile, le culture non sono sistemi chiuso. Una società meticcia non è mai definita, sta in equilibrio solo grazie a continui, calibrati aggiustamenti reciproci. Il paese accogliente e gli immigrati devono funzionare come sistemi aperti che considerazioni al biculturalità un arricchimento, non una perdita. Solo in questo modo si evita da una parte la svalorizzazione, dall’altra la chiusura difensiva.

E ancora

Per affrontare la vita e i suoi problemi, occorre possedere due virtù opposte: la prima è la capacità di modificare il mondo esterno in modo che risponde alle nostre esigenze; la seconda è la capacità di adattarci all’ambiente, cambiando noi stessi e il nostro modo di pensare.

Insomma, una lettura istruttiva, che porta a fare delle considerazioni sul quotidiano e a riflettere. La capacità di adattamento richiede intelligenza e coraggio.

QUALCHE NOTA SULL’AUTORE
L’autore del libro è Ibrahima Diaware, senegalese. Ha una laurea in lettere classiche presso l’università di Dakar (la capitale del Senegal) e un diploma in pedagogia. Ha conseguito la laurea in lettere moderne anche presso l’Università di Bologna e attualmente (o almeno al momento della stampa del libro – il 2014) ha una cattedra di lingua e letteratura italiana presso l’Università Cheikh Anta Diop di Dakar.
Mi sembra di avere acquistato il libro direttamente da lui, ricordo qualcosa su un fatto simile e sulla copertina c’è la foto. Sono abbastanza sicura di questo, ma mi concedo il beneficio del dubbio, forse mi confondo con l’autore del libro di fiabe.



P.S. Mio marito ha fatto da poco il cambio di residenza, perché è di un’altra città. La notifica dell’avvenuto trasferimento gli è arrivato dall’ufficio immigrazione. La cosa ha senso, trattandosi di un trasferimento, ma questa cosa mi ha fatto ridere un sacco! 😀
In un modo o nell’altro, per geografia, condizione sociale o semplicemente abitudini, siamo tutti migranti.

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