Ritrovarsi in un labirinto

Di solito nei labirinti ci si perde, ma in questo caso la storia è diversa.
E’ diversa anche perché il labirinto di cui parlo è diverso da quello a cui di solito si pensa. Ma cominciamo dal principio. O meglio, come diceva qualcuno, principiamo dal comincio.

Della festa di Beltane ho già parlato abbondantemente. Non ho detto, però, che ci sono alcuni festival -almeno in Piemonte e Lombardia- che ricordano e rievocano questa antica festività. Una di queste si tiene a Masserano, un paese vicino a Biella. Poiché il tempo è stato piovoso per buona parte di maggio, la festa di Beltane quest’anno è slittata molto avanti e si è tenuta il primo weekend di giugno.
Abbiamo deciso di andarci ed è stata una bellissima giornata in tutti i sensi.

La festa a Masserano, a differenza di altre, è incentrata sugli aspetti della spiritualità celtica antica e contemporanea, piuttosto che sulla rievocazione storico-archeologica. In questa occasione specifica, in particolare, si ritrovano anche molto persone che seguono e praticano antichi misteri e versioni contemporanee del druidismo e ci sono molte attività a tema.

[Il messaggio di benvenuto al festival]

Una grande parte dell’area della festa è dedicata proprio alla parte ‘misteri’. Abbiamo fatto un percorso lungo gli altari dedicati ai 5 elementi: Aria, Acqua, Fuoco, Terra e Spirito (che alcuni chiamano Athame, per informazione), ciascuno accompagnato da una nota di saggezza sulla quale fermarsi a riflettere; e abbiamo fatto il labirinto.

Ora devo dire che, diversamente da quello di Teseo e Arianna, il labirinto originariamente era costituito da un unico percorso, senza deviazioni né stelle cieche. Si trattava solo di un sentiero arrotolato su se stesso, un tragitto tortuoso ma unico, che portava da fuori a dentro e da dentro a fuori. Riprendendo qualcosa che ho letto lì alla festa, Il labirinto è la metafora della ricerca interiore, un difficile percorso verso l’interno, sfidando i propri limiti per trovare il proprio centro, e infine uscirne, dopo aver ricevuto una rivelazione.

[Il labirinto]

Il fatto è che percorrendo il labirinto, a un certo punto la strada porta a costeggiare il centro. Sembra di essere arrivati, ma proprio in quel momento la strada devia e porta lontano. Allo stesso modo, al ritorno, si costeggia l’ultimo cerchio e si vede l’uscita, ma un momento dopo si viene riportati lontano. Quando sembra che siamo arrivati, lì scopriamo che c’è un passo ancora in più da fare verso la maestria.

E’ una bella metafora, un invito al principio spirituale del fare-senza-fare: più parliamo e cerchiamo di afferrare qualcosa, e più questo ci sfugge. Forse perché smettiamo di cercarlo con il cuore e lo cerchiamo con la mente? Forse perché gli stiamo dando una forma e non lo riconosciamo se ne ha una differente? Forse perché stiamo agendo guidati dall’attaccamento?

Il labirinto è un’esperienza molto profonda, se lo si approccia nel modo giusto. Porta a riflettere su tutti questi temi, a porsi delle domande su dove si è, dove si vuole andare e con quale atteggiamento si sta percorrendo la strada. E ci ricorda anche che la vita è una spirale e dobbiamo tornare a guardare da un’altezza diversa le stesse strade per giungere a una comprensione più ampia e profonda. In un labirinto, più che perdersi, ci si ritrova e si trova un nuovo passo.

[Le ‘istruzioni’ all’ingresso del labirinto]

Una sorpresa
Inaspettatamente abbiamo partecipato a una cerimonia. Ci siamo capitati in mezzo e siamo rimasti. E’ andata così: le persone erano disposte in cerchio, i druidi, nel mezzo, stavano facendo passare davanti a ciascuno una ciotola d’argento vuota e un paiolo pieno d’acqua. Ogni partecipante ha travasato, usando solo le mani, un po di acqua dal paiolo alla ciotola.
Terminato il giro, il contenuto della ciotola è stato poi versato sull’erba, davanti all’altare della terra, e sono stati ringraziati gli spiriti della natura: l’acqua aveva raccolto pensiero ed emozioni di tutti e quel carico -magari per noi pesante- è stato restituito alla terra, affidato di nuovo alla corrente dello Spirito.
Mi è piaciuta molto la cerimonia, semplice ma suggestiva e… devo dire che mi ha lasciato una sensazione di sollievo.

[L’altare della Terra]

Un souvenir
Siamo tornati a casa con dei souvenir. Io ho acquistato la maglietta del festival, nella versione bordeaux. Eccola qui: c’è il cervo con la luna, simboli di Beltane; ci sono le foglie di quercia, la pianta sacra dei druidi; e c’è il triskell, il simbolo celtico per antonomasia, che rappresenta la ruota solare, il principio del 3 che regge l’universo, l’equilibrio delle forze, gli aspetti della divinità, le età della vita, i tre momenti del tempo e parecchie altre cose triplici.

2 pensieri su “Ritrovarsi in un labirinto

    • Sarah ha detto:

      Non saprei, quelli che ho incontrato in questo caso mi sembravano molto seri, facevano parte dell’Associazione Druidica Italiana che supervisionava e coordinava un po’ tutto.
      In altri festival confermo che gli officianti mi ha dato più l’idea di essere attori o comunque di prendere parte a rappresentazioni, verosimili ma pur sempre costruite.
      Alle feste molto dipende dal contesto. A di fuori delle feste, varia sempre da persona a persona. Conosco qualche neopagano e mi sembrano molto convinti e sicuri; altri simpatizzano e si lasciano cogliere un po’ dalla fascinazione della cosa. C’è un lato divertente e ‘rassicurante’ che seduce. Questo, però, accade con tutti i cammini. Ci sono fedeli ‘tiepidi’ o di facciata in tutte le religioni 😬 o semplicemente fedeli che sono ancora a cavallo fra qualcosa di nuovo che stanno sperimentando, e qualcosa di vecchio che stanno abbandonando.
      Così come ci sono persone fortemente dedicate e coinvolte, ovviamente.
      Lo vedo anche a yoga: c’è chi lo vive come uno sport, chi come una filosofia di vita e chi è a metà (io sono a metà 😁 traduco principi dello yoga a principi della mia fede e… colgo l’occasione per fare dell’attività fisica molto valida).

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