La gang degli smemorati

Ma cosa è la verità? Cos’è se hai perso la memoria e non vuoi riacquistarla?*

Il mio vicino di casa viene dal Marocco. Quando è arrivato in Italia, tanti anni fa, come tanti ha lavorato come ambulante per strada, poi è riuscito a mettere da parte un po’ di soldi e a comprare un posto al mercato. Piano piano ha trovato la sua stabilità e il suo posto in una nuova vita. 
Adesso lavora in un centro di smaltimento della carta e, quando intercetta dei libri fra i pacchi che vanno al macero, li salva. Così ogni tanto porta a casa le fiabe per i suoi figli. Ha regalato anche a noi qualche libro e si è mostrato ben contento di potercene portare altri, dato che li apprezziamo.

Non so se salvi tutti i libri, oppure scelga quelli che ritiene più interessanti; fatto sta che ha fatto per noi un buon raccolto.
Ad esempio ci ha donato La gang degli smemorati, romanzo d’esordio di James Scudamore, un autore che non conoscevo ma che trovo molto talentuoso. Dopo lungo tempo ho finalmente trovato un libro che mi ha assorbita nella storia e negli ambienti, che mi ha fatto sentire lì con i personaggi e che ho letto d’un fiato. E’ un libro che credo non dimenticherò difficilmente, è arguto e drammatico, divertente e struggente, speranzoso e disperato; di quelli che scuotono e poi si sedimentano lì e sai che non se ne andranno.

La Gang degli Smemorati (titolo originale The Amnesia Clinic) è ambientato in Ecuador e racconta la storia di due ragazzi di 15 anni: Anti, che è anche in narratore, un pallido e asmatico ragazzino inglese che si trova in Ecuador in seguito agli spostamenti di lavoro della sua famiglia; e Fabián, un ragazzo del posto, orfano dei genitori, che vive con gli zii ed è una irrequieta testa calda.
I due si conoscono a Quito, a scuola, e nasce una stretta amicizia piena di complicità; passano in loro tempo insieme inventando -con il sostegno e lo sprone di Suarez, lo zio di Fabián – realtà alternative, storie affascinanti e avventurose che spiegano in modo bizzarro i fatti che li circondano e colmano i buchi della verità con episodi non necessariamente autentici ma soddisfacenti ai loro occhi.
Fra i due c’è una regola: quando la corda è troppo tesa ed è ora di dire le cose come effettivamente sono andate, uno dei due chiede all’altro ‘Cosa direbbe che è accaduto qui una persona prova di immaginazione?’

Quito, città in cui vivono i due protagonisti [fonte: Pixabay]

Un giorno Fabián si apre con Anti e gli racconta la verità -o meglio la sua-verità- sull’incidente d’auto che ha causato la morte dei genitori, rivelando che il corpo del padre è stato trovato, ma quello della madre no e lui lascia intendere di sperare che in qualche modo la donna si sia salvata.
Anti viene presto a scoprire che l’episodio dell’incidente non si è svolto esattamente come gli è stato raccontato, ma regge il gioco dell’amico e, per dimostrargli la sua comprensione e amicizia, confeziona un falso articolo di giornale in cui la vicenda viene riportata proprio come Fabián la ha narrata. Accanto aggiunge un altro articolo che parla di una fantomatica ‘Clinica degli smemorati’ in cui vengono ricoverate le persone affette da amnesia, magari proprio quelle reduci da incidenti.
Il gioco fra i due amici, contemporaneamente gioioso e doloroso, porta a ipotizzare che la madre di Fabián possa trovarsi proprio in quella casa di cura e i due, dicendo a casa di assentarsi per partecipare a una gita scolastica, decidono di partire per Pedrascada e andare a cercare la Clinica degli Smemorati.

La Gang degli Smemorati è il racconto in flashback del loro viaggio alla scoperta del mondo, alla ricerca di loro stessi, della loro verità e del senso della vita, verso un contatto profondo con le loro fragilità e con le loro ombre. E’ un viaggio in cui realtà e fantasia si mescolano, un percorso esteriore e interiore allo stesso tempo, in cui emergono più che mai le identità dei due ragazzi: Anti è la ragione, la pacatezza, la maturità abbozzata, il legame -pur lieve- con il mondo vero, la consapevolezza del limite, il tentativo di discernere; Fabián è l’istinto puro, la passionalità, il sentimento indomato.
E perché la maturità effettiva arrivi, l’emotività acerba deve morire.

Sapete una cosa? Fabián deve morire. No, niente spoiler. Lo sappiamo da subito che succederà. Queste sono le prima 5 righe del libro

Talvolta accade che un grande narratore gioia prematuramente. Ed è giusto che, in cambio, qualcuno racconti grandi storie su di lui. Cercherò di fare del mio meglio.
L’8 settembre 1995, meno di un anno prima della morte del mio amico Fabián, un antropologo…

Il narratore ci dice da subito che alla fine della storia Fabián morirà e che questo è un racconto in flashback della storia della loro amicizia. Tuttavia, già dalla seconda pagina, io ho dimenticato questa premessa. Sono diventata improvvisamente smemorata anche io, tanto da rimanere di pietra nel momento in cui, a pochi capitoli dalla fine, questa nozione è riemersa dai miei cassetti della memoria e ho ricordato che sarebbe dovuto accadere di lì a poco.
Ci sono delle cose che sappiamo ma che facciamo finta di non sapere; e costruiamo attorno talmente tante storie da dimenticare poi il confine fra il vero assoluto e la nostra verità. Sempre ammesso che esista una verità assoluta, si intende.
Potremmo scientemente decidere di non voler riacquistare la memoria e di rendere autentica l’interpretazione, la rilettura o la riscrittura che noi stessi abbiamo fatto.

No, niente cose necessariamente drammatiche 😉 penso che questo capiti tutti i giorni, tutte le volte in cui diamo la nostra interpretazione di qualcosa, tutte le volte in cui assumiamo (ed è inevitabile) un particolare punto di vista o di osservazione.
Siamo poi certi che quello sia il solo modo di vedere i fatti? Io non credo.

* [Booklist – parte del commento al libro, sul retro di copertina]

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