Manga, fast food e samurai: 5 cose che ho imparato sul Giappone

Qualche tempo fa ho letto una frase divertente di Aldous Huxley: ‘Viaggiare significa scoprire che tutti hanno torto riguardo agli altri Paesi’.
Quanto è vera! 😀

Quante cose avete scoperto essere false o fraintese una volta visitati di persona i luoghi a cui erano riferite?
Su questo concetto si sviluppa il libro che ho appena terminato: ‘Manga, Fast Food e Samurai – Un Giappone tutto sbagliato’, di Peter Carey.

È un racconto di viaggio, quindi una via di mezzo fra saggistica e narrativa. L’autore racconta in prima persona aneddoti, considerazioni e scoperte riguardanti un suo viaggio in Giappone con il figlio adolescente appassionato di manga e anime. Il padre vorrebbe vedere il ‘Vero Giappone’, quello fatto di spade, samurai, templi e giardini zen, mentre il figlio non ne vuole sapere e preferisce girare fra negozi di fumetti, sale giochi e tecnologia. Troveranno un punto di incontro nell’esplorazione dei luoghi in cui nascono manga e anime, dove ‘cultura alta’ e ‘cultura bassa’ si fondono; grazie al lavoro del padre, i due hanno l’opportunità di incontrare e intervistare grandi nomi del cinema di animazione e capire di più sul Giappone attraverso la lettura ‘da giapponese’ dei loro film preferiti.

Si tratta di un libricino di poco più di 120 pagine, si legge in fretta, ma è ricco di informazioni e di racconti che, in modo divertente, smontano parecchi preconcetti pseudo culturali dell’uomo e -forse- di molti di noi.
Non ho mai avuto particolare interesse per il Giappone e decisamente la cucina giapponese non fa per me; ho iniziato a leggere il libro con profonda ignoranza e grande curiosità e ho scoperto delle cose interessanti sul Giappone, come il fatto che anime si pronuncia ‘alla francese’, quindi credo suoni anìm

  1. Perché le case giapponesi sono minimal: per incerto periodo è stata in vigore una legge per la quale nessuno poteva essere più ricco dei samurai. Commercianti e imprenditori facevano in fretta ad accumulare ricchezze, ma non potevano mostrarle. Trovarono la soluzione di arredare al minimo le loro case, per dare una parvenza di essenzialità/povertà, stipando tutti i loro averi in magazzini a lato. I pezzi più pregiati, perché in qualche modo potessero essere goduti, venivano esposti uno per volta nel tokonoma, una specie di tabernacolo tradizionalmente presente nelle abitazioni.
  2. Godzilla è la rappresentazione della bomba atomica, ma non è il solo. Nella maggior parte dei manga e degli anime ci sono richiami alla bomba atomica, attraverso città rase al suolo da disastri nucleare (mi viene in mente Ken Shiro), mostri mutanti, bambini con poteri sovrannaturali, ecc.
  3. I manga sono la trasposizione di un antico teatro delle ombre che si chiamava kamishibai. I venditori di caramelle e dolciumi erano solito girare per i villaggi con una sorta di teatrino dove raccontavano storie a episodi attraverso disegni stilizzati e giochi di ombre. Lo stile, il disegno e il ‘metodo’ di quei racconti a puntate è stato condensato sulla carta dando origine ai primi manga.
  4. Otaku non è solo, come lo intendiamo noi, l’appassionato di manga. E’, in mondo più ampio, qualcuno molto appassionato di qualcosa, talmente interessato, fin ossessionato, da accumulare maniacalmente informazioni su quel tema. Giunge a isolarsi dagli altri in virtù della sua passione. E’ una sorta di nerd, nell’accezione più negativa del termine Era negativa fino a poco fa, no? Ora con the Big Bang Theory e simili la faccenda è cambiata parecchio e i nerd sono diventati simpatici; ci sentiamo tutti un po’ nerd, dopo tutto. No?
    Tornando a noi… una volta la parola otaku era usata come forma di cortesia; pare che una celebre autrice di fantascienza la utilizzasse come formula di cortesia per rivolgersi ai suoi lettore e che il pubblico avesse presto preso a usarla per autodefinirsi; con il passare del tempo l’appellativo ha iniziato ad assumere una connotazione ironica fino a diventare negativo. E’ come se ci rivolgessimo a qualcuno chiamandolo ‘benemerito’ in tono canzonatorio o offensivo.
  5. In Giappone il pozzo è il simbolo inequivocabile della porta verso altri mondi, quindi quando in una storia compare un pozzo, si sa che quello è un luogo che ha a che fare con gli spiriti e che sta per succedere qualcosa di sovrannaturale.

Lo sapevate? Ne sapete di più? Cosa avete scoperto di ‘stravolgente’ visitando altri Paesi?

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