La verità sul caso dei due tori

Si avvicina il 31 ottobre e bisogna iniziare a entrare nello spirito giusto.
No, non di Halloween, ma di Samhain!
Samhain era il capodanno celtico. L’anno era diviso in 13 mesi: 12 da 30 giorni e uno da 3. Il mese di 3 giorni era un periodo di passaggio da un anno all’altro e un momento molto magico e mistico in cui il velo fra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava e gli spiriti potevano tornare a far visita ai loro cari.

La Chiesa, non riuscendo a debellare questa e altre usanze pagane legate a spiriti e defunti, spostò la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1 novembre.
Quando gli irlandesi emigrarono negli USA portarono con sé la antica tradizione di Samhain e la riadattarono. Divenne All Hallow’s Eve (cioè ‘la vigilia di Ognissanti’) da cui Halloween.
Comunque, in moltissimo folklore italiano -e piemontese in particolare- ci sono feste, usanze e nomi che si rifanno a Samhain. Ve ne parlerò attingendo ai meravigliosi libri di Alfredo Cattabiani.

Ma tornando a noi e al titolo di questo post.
Ho pensato di raccontarvi di uno dei capisaldi della letteratura irlandese, un testo che è considerato un capolavoro dell’antica epica dell’Eire: Táin Bó Cúailnge.

E’ un titolo decisamente impronunciabile (dovrebbe essere qualcosa come Ten-Bo-Colei) che significa ‘La grande razzia’ (del bestiame di Cooley).

La storia racconta dello scontro fra la regina Medb e il re Ailill.
Medb, regina del Connachta, vuole entrare in possesso di uno straordinario toro che si trovata nella regione dell’Ulaid e così affermare la propria superiorità su re Ailill, suo consorte, che già possiede un toro straordinario.
Organizza quindi una grande spedizione nel territorio dell’Ulaid, guidata dal forte guerriero Fergus. E’ il periodo di Samhain.
Nell’Ulaid regna il re Conchobar, ma sia lui sia i suoi guerrieri non possono combattere a causa di una misteriosa debolezza. L’unica resistenza è opposta, per tre mesi, dal giovane Cù Cullain -il Mastino dell’Ulster- che frena l’avanzare dell’esercito di Medb ricorrendo alla sua forza e alle sue prodezze (vi ho già raccontato in una storia che Cù Cullain era una sorta di Ercole irlandese).

Trascorsi i tre mesi, superata la parte più dura dell’inverno e aperta la strada alla primavera, improvvisamente i guerrieri si riprendono dal sortilegio e intervengono, sconfiggendo gli invasori.
Nella battaglia Fergus risparmia la vita a Conchobar, mentre Cù Cullain risparmia Medb. Il toro dell’Ulaid, comunque razziato, si confronta con quello di re Ailill e lo uccide, ma poi muore a sua volta.
Annientati i tori, la pace è provvisoriamente stabilita.

Come tutta la mitologia, c’è un grande simbolismo in questa storia

  1. La debolezza dei guerrieri dura tre mesi, esattamente da Samhain (31 ottobre/1 novembre) a Imbolc (1 febbraio) e rappresenta l’immobilità della natura e l’arresto delle energie durante l’inverno. Il periodo è chiamato noìnden, cioè periodo del 9, con un chiaro riferimento non solo ai 90 giorni di inverno, ma anche ai 9 mesi di gestazione di una nuova vita umana. I guerrieri, in pratica, sono rallentati da una simbolica gravidanza
  2. La regina Medb, il cui nome significa Ebbrezza, è la personificazione della della della sovranità. Nella concezione celtica, il sovrano deve simbolicamente sposare la terra, rendendola fertile e fonte di benessere. Solo se la terra lo accoglie, il sovrano è legittimato. Ma la terra deve metterlo alla prova duramente.
  3. I due tori si chiamano Findbenn e Donn e e sono uno bianco e uno nero. Sono l’incarnazione di due esseri divini, guardiani di porci, che per orgoglio si sfidarono avviando una lunga lotta a suon di metamorfosi, fino a ritrovarsi nel corpo di due tori. Essi ricordano il dio Finn (che significa ‘luminoso’) e il dio Donn (che significa ‘bruno’) e quindi rappresentano la contrapposizione fra luce e oscurità, vita e morte.
  4. I due tori rappresentano anche le energie di due territori contrapposti. Da una parte c’è una terra guidata da una donna che ha assunto un ruolo solitamente virile; dall’altra una terra guidata da un uomo che sta vivendo una condizione fisica propriamente femminile (la debolezza della gestazione). Solo con la compresenza degli aspetti e l’equilibrio totale di tutti gli elementi duali di questo mondo (entrambi i tori sono annientati, nessuno dei due -alla fine- prevale sull’altro) ci può essere armonia.

Vedi un po’ cosa si nasconde nei racconti epici delle razzie e delle battaglie!

Conoscevate questa storia?

6 pensieri su “La verità sul caso dei due tori

    • Sarah ha detto:

      Ma dai, che bello! Allora non mi sento tanto squinternata 😀
      Mi fa impazzire il pezzo in cui Medb interroga la profetessa Fedelma.
      – Profetessa, come vedi il mio esercito?
      – Lo vedo scarlatto, lo vedo rosso.
      Sapessi quante volte l’ho citata facendo giochi di ruolo. *_*

      Piace a 1 persona

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