Che dice la pioggerellina di marzo?

Non ho mai provato molta attrazione verso i libri di poesie, ma ‘Che dice la pioggerellina di marzo – le poesie dei libri di scuola degli anni Cinquanta‘ mi ha incuriosito. 
Contiene poesie molto note che tutti abbiamo studiato a scuola (Il sabato del villaggio, San Martino, Il Cinque Maggio) ma anche componimenti e filastrocche che non conoscevo. 

E’ una bella raccolta che riporta indietro negli anni chi ha vissuto quel periodo recitando in compagnia i versi più noti. 🙂

Il punto centrale della raccolta, se letta da chi non c’era, è, a mio avviso, l’inquadramento storico. 

Le poesie sono organizzate in capitolo dedicati a specifici temi: famiglia, scuola, affetti, religione, patria… Sembra un originale modo di archiviarle, ma il curatore della raccolta, Piero Manni, spiega che la struttura ricalca quella dei sussidiari del periodo fascista. L’organizzazione dei temi aveva lo scopo di porre l’accento su valoro specifici e quindi la selezione dei brani era fatta in modo da contribuire alla propaganda, diretta o indiretta, del regime. Benché negli anni Cinquanta il Ventennio fosse terminato, i libri di scuola impiegarono del tempo ad aggiornarsi/modernizzarsi e liberalizzarsi.

Si legge ‘Il fascismo dunque aveva attribuito grande rilievo all’educazione scolastica, in quanto strumento di formazione e di orientamento diretto alla consevrazione della cultura e dei ceti dominati con esaltazione dei valori fascisti: raligione, patria, famiglia, conformismo, etica del lavoro… Gli americani, egualmente consapevoli del suolo della scuola, appena sbarcati in Siclilia insediarono una commissione presieduta dall’insigne pedagogista Carleton Washburne, per stabilire nuovi programmi scolastici, ai quali si chiedeva di promuovere la trasmissione di ideali democratici, con il fine di far rinascere, nel paese distrutto dalla violenza della guerra, la vita nazionale e, soprattutto, civile e democratica.

Ai proclami ideali non seguirono un reale adeguamento dei libri di testo e soprattutto una adesione degli insegnanti, formati nella scuola fascista; si aggiunga che i programmi del 1955 rappresentarono un ritorno indietro, e stabilirono che la scuola primaria avesse ‘come suo fondamento e coronamento insegnamento della dottrina cristiana seconda la forma ricevuta dalla tradizione cattolica.

I libri scolastici conservarono la funzione di strumento ideologico, assolvendo al compito di semplice descrizione del mondo e di trasmissione dei valori: ovviamente di quei valori e ideali ritenuti importanti dalla classe politica al potere e, quindi, tali da dovere essere appresi dalle giovani generazioni. Come la scuola, anche i libri di testo divennero strumento di costruzione del consenso. La rappresentazione complessiva che emerge […] è quella di una realtà contessina e artigianale dedita al lavoro e al sacrificio, consolata dagli stendi quotidiani dalla religione, dagli ideali nazionalisti della patria e del grande passato, dagli affetti familiari. La contemporaneità è estromessa: la storia recente, il fascismo e la Resistenza, la ricostruzione postbellica l’incipiente e poi via via realizzato boom economico sono completamente assenti. La proposta è quella di una condizione sociale statica e immobile, che non presenta alcun elemento di dinamismo, di cambiamento, che esclude ogni atteggiamento non dico critico ma almeno di riflessione sul mondo circostante.

Leggere le poesie del libro dopo questa premessa ha cambiato radicalmente la mia percezione dei testi. A ogni poesia mi chiedevo perché fosse stata inserita nei sussidiari di allora, che ruolo avesse. Nella maggior parte dei casi si tratta di poesie del tutto estranee al periodo, di gran lunga precedenti.
Tutto mi ha fatto pensare alla sottile e spregevole arte della strumentalizzazione, o quanto meno della selezione ad arte delle informazioni.

3 pensieri su “Che dice la pioggerellina di marzo?

    • Sarah ha detto:

      sorprendono, vero?
      Ne ho trovata una molto carina sui mesi e alcune molto spiritose e parodistiche.
      Non so come mai, ma da certi generi e da certe epoche…. è quasi come se non mi aspettassi l’umorismo. So che non è così, ma mi meraviglio lo stesso 😀

      Piace a 1 persona

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