E luce fu (anche grazie al #Luminol)

La prima settimana di novembre sono stata a Rimini per un evento di formazione professionale.

E’ stata un’esperienza molto interessante per molti motivi. Li riassumo in tre punti.


1. Ho apprezzato la solitudine.

Ho viaggiato da sola. Era molto tempo che non viaggiavo da sola, ma forse è stata la prima volta che ho anche soggiornato da qualche parte totalmente da sola. Non mi sono affatto stancata, nonostante le giornate fossero molto dense e impegnative, e probabilmente non mi sono stancata proprio perché ero da sola.
A metà evento, abitualmente si fa una cena sociale e io mi ero registrata per partecipare, dell’idea che cenare in compagnia fosse meglio che starmene da sola a sbocconcellare una piadina.
Poi, quando ero lì, per vari motivi ho disdetto la mia prenotazione.
A fine giornata ho preso una porzione di lasagne alla rosticceria del supermercato vicino al centro congressi, sono salita in camera, mi sono tolta le scarpe e ho cenato lì da sola, felicemente da sola. Le lasagne, alle verdure e pecorino, erano buonissime e tutto era silenzioso e quieto.
Ho fatto una bella doccia calda, mi sono messa a letto a leggere e ho dormito sonni beati. Credo che ogni tanto ci sia la necessità da prendersi del tempo solo per sé e ascoltarsi, senza alcun giudizio, nemmeno (soprattutto) il proprio.


2. Ho avuto un’iniezione di autostima.

Ho avuto continua conferme di quanto bene sto facendo il mio lavoro e di quanto le mie visioni siano forti, vincenti e innovative. Ho avuto modo di ascoltare luminari e guru del settore tenere discorsi di ispirazione, percepiti dal pubblico come illuminanti e rivoluzionari.
Sapete una cosa? Queste persone autorevoli e di riferimento dicevano ESATTAMENTE le stesse cose che da tre anni insegno ai miei studenti in accademia e che da ancora più tempo trasmetto e propongo ai miei clienti nell’approcciare i temi che trattiamo.
Ho sempre avuto una visione piuttosto lungimirante, fin dalle scuole medie; ho anticipato tante volte il pensiero ‘dirompente’, adottato punti di vista che poi si sarebbero rivelati rivoluzionari, previsto scenari che poi si sono avverati di lì a poco. Non so se sia sensibilità, intuito, occhio… Il punto è che me ne sono sempre resa conto dopo, quando ritrovavo gli stessi pensieri e programmi nei testi di eminenti personalità del mio ambito. Ho trattato me stessa come Cassandra troppe volte ed è ora di smetterla.
Fra l’altro, a un quiz finale che testava la competenze professionali sono arrivata terza su tutti i partecipanti (fra l’altro terza perché una risposta è stata annullata dal momento che ho risposto ‘sul gong’). Ho quindi vinto il biglietto per il festival successivo, ma sopratutto ho vinto la mia insicurezza latente. Per maggiori spiegazioni, vedi il punto sopra su Cassandra.


3. Ho avuto una tirata d’orecchio.

Ogni giorno ci si affanna, soprattutto nelle aziende piccole, a sbrigare mille cose, tante volte perdendo di vista il proprio centro, il proprio focus. Quando si è in pochi, le attività non possono essere pensate a compartimenti stagni e ogni persona ricopre più ruoli perché bisogna occuparsi di tanti aspetti diversi di progetti sempre più articolati.
A volte la necessità di essere poliedrici diventa anche però una scusa per non sviluppare a dovere il proprio cammino personale. Ho troppo da fare per occuparmi nel profondo di quello, dice il censore della mente; sto in realtà nascondendo la mia paura sotto un mucchio di sabbia, dice il cuore risvegliato.
Durante il festival c’è stato un piacevole momento di incontro con altri professionisti. 3 minuti per presentarsi e scambiarsi contatti, per poi passare alla persona successiva, in una sorta di speed dating, ma a scopo professionale. Bene: nel presentarmi in modo così sintetico ho dovuto selezionare le informazioni velocemente ed è venuto fuori chi io sono davvero professionalmente e chi voglio essere, cosa faccio davvero, nonostante le mille divagazioni dovute al multitasking. Le persone hanno adorato questo, alcune mi hanno detto che è quello che anche loro avrebbero sempre sognato di fare, che deve essere fantastico, ecc. Lo è. Accidenti, se lo è!
Ci volevano loro per farmi ricordare quale è il mio focus? E quanto mi piace quello che faccio?
Insomma, ho ri-deciso cosa voglio fare da grande ed è la stessa esatta cosa che desideravo fare 10 anni fa.
Ritornata a casa, ho iniziato a rivedere come impegno il mio tempo, ho dato la precedenza a quello che voglio fare rendendomi conto che posso delegare il resto, che delegare il resto arricchisce; che all’inizio è faticoso perché bisogna spiegare tante cose a chi non ha mai svolto quei compiti, e bisogna correggere il lavoro altrui per raddrizzarlo, ma giorno dopo giorno le revisioni si riducono, io mi alleggerisco e miglioro nelle mie attività, e le altre persone rifioriscono grazie a nuovi stimoli e nuove responsabilità.
E sono felice. Siamo felici.


Il luminol è quella luce che la polizia usa per rivelare tracce di sangue nascoste sulla scena del crimine.
Raggi di luce ‘magica’ sono arrivati a illuminare la scena del mio crimine personale, portandomi a capire dove e come si nascondessero le insidie che mi facevano avere una percezione distorta delle cose.

E #Luminol – la realtà rivelata dai media digitali, di Mafe De Baggis, è un libro bellissimo che ho acquistato al festival e che è stato il giusto coronamento di questa avventura.
#Luminol usa la metafora poliziesca per analizzare la società di oggi, la nostra attitudine verso la tecnologia e la rete, i pregiudizi che abbiamo nei confronti dei media digitali e delle innovazioni, la confusione in cui ricadiamo tutte le volte in cui confondiamo la causa con l’effetto e in cui ci crogioliamo nell’ingannevole e subdolo senso di nostalgia del ‘si stava meglio una volta’.
Questo breve ma intenso saggio usa ‘internet come specchio rivelatore di una società che non riesce a rinunciare a un alibi quando ne vede passare uno: la colpa è sempre di qualcuno o di qualcos’altro.
Una lettura interessantissima, con un pizzico di umorismo, che aiuta a prendere atto che reti sociali, conversazioni, interessi, ideali, dinamiche e perversioni esistevano ben prima che arrivassero i medi digitali: hanno solo trovato nei media digitali un palcoscenico.

Con riflessioni apparentemente semplici ma molto acute, pagina dopo pagina questo libro scardina pregiudizi e preconcetti – positivi e negativi – che ciascuno di noi ha nei confronti di internet. Sarebbe riduttivo legare le riflessioni, però, solo all’ambito di internet. Hanno molto a che fare con la visione della vita, almeno per me; c’è qualcosa di più profondo e intimo in tutte queste riflessioni e considerazioni.
E’ una lettura che, a partire dal rapporto con il digitale, aiuta a far emergere sempre più un interrogativo importante: ciascuno di noi, in questo mondo, che ruolo vuole avere?

2 pensieri su “E luce fu (anche grazie al #Luminol)

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