Il senso superficiale delle parole

Oggi ho letto un post che diceva ‘Ragazzi studiate, in futuro avremo bisogno di medici, biologi, infermieri e scienziati, non di YouTubers o Influencers’. Sotto c’erano un po’ di like e affini.

Di solito lascio stare, ma in questo caso sono intervenuta, perché è un messaggio proprio qualunquista, peggio di una chiacchiera da bar; un commento che si ferma al significato superficiale delle parole e lascia che ciascuno le riempia di opinioni parziali ed emotive.

Una frase come queste cattura le emozioni superficiali e dà una visione distorta della realtà. Svilisce l’impegno di tanti che hanno scelto di fare divulgazione e cultura in modi non mainstream o di tanti che hanno sviluppato professioni serie tramite la rete (blogger che lavorano al fianco di giornalisti, consulenti e formatori di rilievo, ecc.).
Partiamo dalle basi: Youtuber è qualcuno che ha un canale Youtube.
Hai un canale youtube? Sei un* Youtuber. Punto.

Influencer è qualcuno che ha un seguito sufficientemente ampio da fare opinione. Non deve essere un super divo della rete, può anche essere un appassionato di qualcosa che ha il suo gruppettino con il quale condivide contenuti di qualità per un arricchimento reciproco.

Ci sono diversi tipi di influencer: quelli che hanno milioni di follower e sono delle vere e proprie ‘celebrities’, quelli che hanno da 100.000 a 500.000 follower e sono considerati influencer di medio livello, quelli che hanno da 10.000 a 100.000 follower e sono definiti ‘micro influencer’. Ma ci sono anche quelli che hanno da 1.000 a 10.000 follower soltanto e sono chiamati ‘nano influencer’. Hai almeno 1.000 follower sul tuo blog o su Instagram o dove ti pare? Sei un (nano) influencer. Punto (di nuovo).

Stando ai trend del 2020, i nano influencer sono la vera risorsa di questo momento, perché si rivolgono a nicchie molto calde e partecipi, sono appassionati di quello che trattano e sono ritenuti credibili e genuini dai loro follower, con i quali riescono a generare altissimo coinvolgimento. Non mi dilungo, ma se volete saperne di più, consiglio di leggere un interessante articolo di Ninja Marketing.

Detto questo: professioni scientifiche e competenze in ambito di social media non sono due cose separate. Anzi, le competenze in ambito social media -e digital in generale- sono determinanti per poter diffondere i messaggi in modo significativo.
Gli spazi digitali sono ambienti che hanno loro dinamiche e loro ‘grammatiche’, che bisogna conoscere e rispettare, tanto per poterle utilizzare con successo quanto per… poterle infrangere quando serve.

Medici, biologi, infermieri e scienziati possono diventare eccellenti divulgatori tramite i social media e quindi, ‘tecnicamente’, Youtuber e Influencer. No, non è il loro lavoro principale in ospedale, ma può farne parte e può aiutare ad avvicinare altri a quella professione.
Qualsiasi professionista può diventar un/una eccellente youtuber/influencer se riesce a presentare i propri contenuti di qualità in un modo in cui il pubblico possa comprenderli e amarli (come sa ben fare Alberto Angela, che usa altri spazi ma fa la stessa cosa).
Il cuore è sempre la qualità di ciò che si fa. Come in tutti gli ambiti ci sono persone che svolgono il loro lavoro (e i collaterali) in modo eccellente e altre che lo fanno in modo pessimo. Poi ci sono tutte le sfumature in mezzo.

Giusto per fare qualche esempio vi rimando a questo articolo che suggerisce 20 canali scientifici da seguire su Youtube

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