Un viaggio inaspettato

Dal titolo, forse, avrete pensato a lo Hobbit.
In verità no: ho accettato una ‘sfida di lettura’, intitolata ‘Maggio Universale’ e organizzata da due ragazze che ho conosciuto su Instagram. La sfida consiste nel leggere, nel mese di maggio, almeno tre libri editi dall’Universale Economica Feltrinelli.

Questa lettura si sta rivelando un interessante e inaspettato viaggio in generi e storie che forse non avrei letto… o comunque che avrei letto ma dopo tanto altro che ho in lista.

Che libri ho scelto? Dato il lockdown e comunque e restrizioni successive, ho dovuto spulciare in libreria in cerca di titolo di quella collana che non avessi ancora letto e ne ho trovati giusto tre: “L’arte della Guerra”, di Sun Tsu; “Le mie Fiabe African” di Nelson Mandela, e “Puerto Escondido” di Pino Cacucci.

Ho letto in un paio d’ore “L’arte della Guerra” e penso che lo rileggerò a pezzi ogni tanto perché ci sono tanti spunti sulla leadership e sulla visione strategica, non mi stupisco che sia tante volte stato usato come base per corsi di management e motivazione.

Le fiabe africane sono in attesa di essere lette, mentre sono a buon punto con Puerto Escondido. Inizialmente ho fatto fatica ad avviare la lettura, per via della costruzione del discorso, tutto in prima persona e comunque volutamente arruffato quanto i pensieri del protagonista. Però, tempo una cinquantina di pagine e sono entrata pienamente nella storia, così ora sono a circa un terzo del libro e conto di arrivare a metà (che significa terminare la seconda parte) entro il weekend.
Sto apprezzando la vivacità e l’ironia della vicenda, ma anche il mondo in cui l’autore riesce, in poche parole, a pennellare le scene.
Suoni e ambienti si sentono e si vedono, tante volte. Mi è capitato di ‘sentire’ il rumore nei bicchieri nell’acquaio e il tonfo sordo del frigo che si chiude, così come le sensazioni di trovarsi sul bagnasciuga di notte, fra la sabbia e le alghe.

Che storia è? Se avete visto il film, lo sapete, altrimenti, ecco qui.
L’anonimo protagonista di Puerto Escondido è un giovane scapestrato a cui ogni disavventura bussa alla porta. Ha la straordinaria capacità di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato e di essere sempre e comunque al centro di equivoci enormi, tendenzialmente con persone dalla stabilità mentale incerta e dalla fedina penale opaca.

La sua rocambolesca avventura comincia a essere narrata in una stanza di ospedale, dove lui si sveglia senza ricordare nulla di quanto accaduto, di come abbia ricevuto quel colpo di pistola che gli è passato attraverso. I ricordi cominciano vagamente a ricomporsi nel momento in cui gli si para davanti, in quella stanza d’ospedale, un poliziotto che lui riconosce essere l’autore della pistolettata.

Nel tentativo di fuggire alla strampalata follia di questo poliziotto, il ragazzo si troverà a incontrare, suo malgrado altri strani personaggi lungo le coste del mondo: prima familiarizza inavvertitamente con dei pirati al largo dell’Elba, poi viene abbandonato sulle coste spagnole dove incontra dei ragazzi dediti a un!baldanzoso uso degli stupefacenti, infine arriverà proprio a Puerto Escondido.

La scintilla che ha fatto partire tutto quanto, si viene a scoprire un certo punto, è stato il suo passaporto: ne aveva chiesto il rinnovo e poi aveva dimenticato per tre mesi di andare a ritirarle il documento in questura. Questo ritardo nel ritiro ha fatto sì che il passaporto venisse conservato in un ufficio diverso dal solito, cosa che ha portato il ragazzo ad accedere a delle aree dell’edificio fuori programma e ad assistere ad alcune scene che sarebbe stato meglio non vedere.

È curioso, ho pensato, che l’avvio di tutto sia un documento che consente l’accesso al mondo, soprattutto perché fino a quel momento, il ragazzo aveva avuto un atteggiamento passivo e apatico nei confronti del mondo stesso e della propria quotidianità, senza avere un obiettivo nella vita, senza di fatto aprirsi a nulla. A modo suo sopravviveva e questo era abbastanza.
Ma il mondo, con molto senso dell’umorismo, lo ha costretto a uscire e a esplorare, imbattendosi il prove assurde e faticose (soprattutto fisicamente) che però odorano di vita.
Forse se avesse preso prima un contatto consapevole con il mondo si sarebbe risparmiato tante fatiche. O forse no. Chissà.

Penso a tutte le volte in cui lo ho non-fatto io e a cosa è successo ‘di forte’ dopo per darmi una scrollata. Divertente… adesso.

Comunque, dicevo: avete visto il film con Diago Abatantuono?
Io sì, ma abbastanza tempo fa da godermi il libro senza anticipazioni perché non mi ricordo quasi niente 

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