La valle dei segni

Nella settimana di Ferragosto siamo stati in Val Camonica. Siamo fuggiti al caldo, alla ressa, agli assembramenti, alle incertezze di spostamenti, alla gente. Ci siamo rifugiati nei boschi ed è stato bellissimo.

È stato un last minute, diciamo così, perché abbiamo deciso il lunedì guardando la mappa, trovato posto abbastanza in fretta e il martedì pomeriggio siamo stati a destinazione. La prima visita è stata al borgo che ci accoglieva, Bienno, che è un dei ‘Borghi d’Italia’ e da lì passa l’ecomuseo dei mulini e delle fucine della valle, nonché il ‘Cammino di Carlo Magno’.

Il giorno dopo siamo poi stati a visitare una delle zone archeologiche della valle: le Foppe di Nadro, dove si possono ammirare alcune delle incisioni rupestri che rendono celebre la zona. Tutta l’area archeologica delle incisioni rupestri è riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Il parco naturale e archeologico si articola in diverse zone distribuite per tutta la valle, e si snoda lungo numerosi percorsi di visita che portano alla scoperta di una insolita ‘cronaca d’altri tempi’ fatta di segni e simboli impressi nella roccia. 

L’epopea dell’uomo della preistoria, dal tardo neolitico alla prima età storica, rivive in un enorme museo diffuso e a cielo aperto nel quale immergersi al fresco del bosco. 
Sulle rocce istoriate ci sono scene di caccia, scene di vita in campagna e di processi di aratura, elementi devozionali, simboli che hanno qualcosa di magico e misterioso. Qua e là sbuca una delle tante raffigurazioni della Rosa Camuna, un motivo a fiore stilizzato tanto caratteristico di questa arte rupestre da essere diventata il simbolo della Regione Lombardia.

Molte rocce riportano incisioni raffiguranti impronte di piedi, utilizzate come simboli devozionali che stanno a significare la ‘presenza’. Di cosa? Sono le impronte degli dèi? Dei nuovi guerrieri che hanno appena ricevuto la loro iniziazione? Della gente della tribù? Ci sono tutti questi piccoli piedi, a volte decine su un’unica roccia, che fanno pensare quasi che da lì debbano sbucare all’improvviso persone di un’altra epoca. 

È un libro strano da leggere, che appartiene al passato eppure è ancora vivente e, se ci si ferma ad ascoltare, sussurra la storia dei popoli fra gli alberi.

P.S. All’inizio/alla fine del percorso c’è la ricostruzione di un villaggio preistorico e si può entrare a visitare la capanna. C’è anche una piccola area ristoro.
Per accedere alle diverse aree del parco archeologico c’è da pagare un piccolo biglietto. Nel caso delle Foppe di Nadro si tratta di 3€ a persona. È un contributo per la cura e la manutenzione del posto, immagino.
Attenzione, perché l’accesso non è delimitato in modo evidente: non ci sono tornelli o sbarre specifici e la biglietteria è ‘nascosta’ al museo, che è ben prima del parcheggio.
Noi abbiamo fatto il percorso al contrario rispetto al giro consigliato e abbiamo visto solo alla fine l’avviso che indicava del biglietto. Avevamo scorto qualche cartello lungo la strada ma, non vedendo barriere né chioschi, pensavamo il biglietto fosse limitato alla visita al museo archeologico. Ovviamente, alla fine del giro, quando abbiamo capito la situazione, siamo andati al museo a versare la nostra quota… con grande stupore della persona allo sportello 🙂

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