In cerca delle fate

🧚🏻‍♀️ La nomenclatura degli abitanti del regno delle Fate è complicata: gli stessi tipo possono, infatti, avere nomi diversi a seconda delle regioni. C’è una tale varietà di abitanti nel mondo delle Fate che in passato alcuni sono stati classificati in modo superficiale ed errato. Un tipo di essere si dissolve in un altro […] Che dire poi delle Fate che hanno il potere di cambiare aspetto?
[…] il temine Fata deriva dall’antico ‘Faunoe o fatuoe’ che bella mitologia pagana indicava le compagne dei fauni, creature dotate del potere di predire il futuro e di soprassedere agli eventi umani. […] Fata deriva anche da ‘fatica’, parola che nel medioevo fu sinonimo di ‘donna selvatica’ cioè di donna dei boschi, delle acque e, in genere, del mondo naturale.
[…] La nostra esperienza personale circa il mondo delle Fate è complicata. E non potrebbe essere altrimenti con creature dal carattere così mutevole. Nel tentativo di mettere un po’ d’ordine in questo argomento controverso, abbiamo esaminato la leggenda, il mito, la tradizione popolare, le conoscenze sulle Fate e addirittura la fantasia pura. […] La vera esperienza nel regno delle Fate, è molto diversa dall’opinione generale sulle Fate, creata da numerosissimi racconti sentimentali e da stuoli di inevitabili vissero-felici-e-contenti. Il mondo del ‘C’era una volta’, per quanti sia dilettevole e meriti la considerazione di cui gode, non è il vero mondo delle Fate. 
Le Fate rappresentano il potere, il potere magico, incomprensibile agli uomini e quindi nemico. Bisogna sempre tenere presente che, anche se il mondo delle fate e condizionato dall’uomo, esse sono creature estranee, con valori morali bel lontani da quelli del genere umano. Non pensano e, cosa ancora più importante, non ‘sentono’ come gli umani.
 🧚‍♂️

Inizia così ‘Fate’ scritto e illustrato Brian Froud e Alan Lee, a cura di David Larkin. È una guida ampia e deliziosa sullo strano e spesso incomprensibile mondo dei faerie, gli abitanti del sidhe.

A proposito del Piccolo Popolo, mi viene in mente la vecchia leggenda irlandese. In un tempo molto antico, quattro isole vennero sommerse dal mare per le nefandezze dei loro abitanti. Solo i più saggi e virtuosi riuscirono a mettersi in salvo e portarono con sé molta sapienza e alcuni oggetti magici: dalla città di Falias vene salvata la pietra del Potere, capace di cantare di gioia ogni volta che un re giusto la avesse toccata; da Gorias venne prelevata una lancia infallibile; una spada imbattibile fu l’oggetto di Findias; da Murias, infine, un calderone capace di sfamare chiunque.
Questi oggetti giunsero in Irlanda portati dalla ‘Gente della da Danu’ che prosperarono per lungo tempo e diedero lustro all’isola e ai suoi abitanti dopo aver sconfitto i precedenti abitanti, i crudeli Fir Bolg.

Un giorno, però, giunse un nuovo invasore, destinato ad avere la meglio. Erano i Figli di Mìl, o Milesi; erano uomini e arrivavano dalla Galizia, guidati da una profezia, Sconfissero la Stirpe di Danu ma non cacciarono nessuno. I due popoli giunsero a un accordo: i Milesi avrebbero regnato in superficie, mentre i fili di Danu si sarebbero trasferiti nel sottosuolo. Così gli uscenti ricavarono case scavando all’interno delle colline e si chinarono così tanto per entrare nelle loro dimore da diventare via via più piccoli. Un popolo piccolo, il Piccolo Popolo.

Qualche anno fa ho scritto una ballata su questa storia. A rileggerla trovo un po’ di ingenuità, ma è carina lo stesso e ve la propongo. Ho pensato di rimettere mano a queste vecchie storie in rima, aggiustate un po’ e illustrate potrebbero essere una casetta carina.

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La gente di Danu

Isole antiche furon coperte dalle onde
ma prima di allora qualcuno lasciò quelle sponde
un gruppo di saggi dalle menti assai rare
che la fede e il sapere volevan salvare

Giunsero su un’isola, terra di smeraldo
e lì per un po’ si sentirono in salvo
Essi arrivarono su una barca di legno
e da quattro città ciascun portò un pegno

Da Falias città del potere 
portaron la Lia Fail, che gridasse per ere
da Gorias la spirituale più pura
la lancia di Lugh per una vittoria sicura

Così da Findias, città militare
la spada di Nuada, lama letale
e infine da Murias, città generosa
il calderone di Dagda per ogni cena copiosa.

“La gente di Danu”, il loro nome era questo
e il rispetto di tutti guadagnarono presto
Quando i nemici Fir Bolg dovettero affrontare
la Piana dei Pilastri fu due volte trionfale

Ma nonostante prodigi e doni eccellenti
la storia un dì li vide perdenti
I figli di Mil giocaron d’astuzia
e per la gente di Danu la spada fu pagliuzza

Le colline del Sidhe divennero rifugio
i Milesi ebbero il sole, cedendo ogni pertugio
e la gente di Danu a forza di star china
fra grotte e cunicoli divenne piccina

Sì vestì di foglie e dei suoni del vento
e vederla alla luce sembra oggi un portento
Fra trifogli e querceti puoi incrociar le loro vie
e ti portano in grotte dove tesson magie

La loro arte nascosta mai cesserà
finché aiuto all’umanità servirà
Di passato e presente ogni loro faccenda
diviene per noi una bella leggenda

Ma questa è la storia della gente dei poggi
Dèi eran fieri, folletti son oggi.

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