Tra loro – viaggio familiare negli USA del dopoguerra

Non conoscevo Richard Ford finché non mi è capitato fra le mani “Tra loro”, un libricino di poche ma dense pagine. È il racconto dei suoi genitori, un omaggio alla loro memoria affinché il ricordo che lui ha di loro non rimanga il solo.
È un testo asciutto e pulito, non sentimentale ma sentito, da cui emerge il ritratto di due persone dalla vita modesta, forse un po’ ingenue, ma dal forte senso pratico e, soprattutto, che si sono amate e hanno amato il figlio; forti di questo legame profondo hanno affrontato, senza avvertirne forse troppo il peso (o almeno senza manifestarlo) le dure situazioni della vita.
L’autore si pone ‘Tra loro’, come elemento di unione, ma anche di separazione, elemento estraneo a quella dimensione di coppia che realmente li rendeva ‘completi’ nel mondo.

Il libro è diviso in due parti: la prima è dedicata al padre, che ha accompagnato i primi anni della vita di Ford, fino a che il suo cuore poco robusto ha retto. È il ritratto della vita negli USA degli anni Cinquanta e Sessanta, quando la gente smetteva di avere troppo poco, cominciava a scoprire il benessere e trovava nuove spinte verso la vita.
La seconda parte è un racconto della madre, una figura gentile e saggia, dignitosa ma affaticata dagli eventi, che accompagna gli anni di vita adulta dell’autore.

Le situazioni sono dipinte, piccoli scorci della vita di una famiglia americana del dopoguerra, in un mondo che appare oggi aspro e allo stesso tempo semplice. Una vita diversa, dove cose diverse avevano importanza.

Mi sono rimasti impressi alcuni passaggi che ho trovato potenti nel descrivere in modo essenziale e tangibile scene e sentimenti.
Uno, in particolare, riguarda una parte della vita del padre di Richard, Parker Ford:

“La vita più vera, naturalmente, è sempre la vita vissuta. Ma il modo in cui io, suo unico figlio, posso meglio accreditare e caratterizzare la vita di mio padre e le sue virtù è il modo in cui lui le viveva sotto i miei occhi, vale a dire senza lo strato addizionale di infelici cognizioni posteriori, la vita vissuta come se ci fosse stato sempre un domani fino al momento in cui non c’era più. […]
Ciò che ricordo di lui tra i cinque e i sedici anni si staglia, infatti, lontano dal tempo e da un orizzonte all’altro come un gruppo di isole nel mare della sua assenza.”

Ho trovato questo passaggio struggente.
Cosa ne pensate? Conoscete Richard Ford?


P.S. La crostata nella foto è venuta buonissima.

LA RICETTA DELLA CROSTATA

Per la pasta frolla, ho usato la stessa ricetta dei biscotti di cui parlo in fondo all’articolo su Il Giardino dei Desideri. L’unica differenza è che non ho messo il cioccolato fondente sminuzzato ma ho lasciato la pasta ‘pulita’.
Ho steso la pasta nella teglia a cerniera leggermente imburrata, ho bucherellato il fondo e ho steso un mix di confettura ai frutti di bosco e alle fragole (due avanzi che avevo in frigo, poco meno di un vasetto in tutto).

Ho tagliato la pasta a filo della farcitura e, con i pezzi rimanenti, ho creato le decorazioni utilizzando degli stampini a forma di foglia e di ghianda. Li ho disposti come più mi piaceva e ho fatto cuocere la crostata in forno ventilato a 180°C per 30 minuti circa.

Ho tagliato la pasta a filo della farcitura e, con i pezzi rimanenti, ho creato le decorazioni utilizzando degli stampini a forma di foglia e di ghianda. Li ho disposti come più mi piaceva e ho fatto cuocere la crostata in forno ventilato a 180°C per 30 minuti circa.
Qualche fogliolina era avanzata, così la ho fatta cuocere a sé ricavandone dei biscottini.

Un pensiero su “Tra loro – viaggio familiare negli USA del dopoguerra

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