Fiabe africane

I cantastorie ashanti iniziano la loro narrazione dicendo “noi non vogliamo, non vogliamo a fatto intendere, che quello che ci accingiamo a raccontare sia vero.
Concludono poi dicendo: “quella che ho raccontato è la mia storia, dolce o amara che vi sia sembrata, qualcosa portatela con voi e qualcosa lasciate che torni a me”.
Perché ‘una storia è una storia, e ognuno di noi lo può raccontare secondo la propria immaginazione, il proprio modo di essere il proprio ambiente; e se alla nostra storia succede di mettere le ali e di diventare proprietà di altri, noi non possiamo trattenerla. Un giorno tornerà da noi, arricchita di nuovi dettagli e con una voce nuova.’ L’antologia di storie tradizionali “Le mie fiabe africane” di Nelson Mandela è una selezione di storie antiche africane che Mandela amava e che desiderava restituire ai bambini dell’Africa. 

Mandela scriveva “il mio desiderio è che in Africa la voce dei cantastorie possa non morire mai, e che tutti bambini africani abbiano la possibilità di sperimentare la magia dei libri senza smarrire mai la capacità di arricchire la loro dimora terrena con la magia delle storie”.

La storia che più mi piace, fra quelle raccolte nel libro, è la fiaba della Luna e delle Lepre.

Dice più o meno così:

Una volta la luna decise di rivelare un segreto all’umanità e convocò un insetto per portare il messaggio. Le disse: “Vai dagli uomini e riferisci loro che come io muoio e morendo vivo, così anche loro moriranno e morendo vivranno”.

L’insetto partì e dopo lunga strada, fermatasi a riposare, incontrò una lepre. “Dove vai?” Chise la lepre.
“Vado dagli uomini a dire loco ciò che mi ha ordinato la Luna: come lei muore e morendo vive, così essi moriranno e rivivranno.” rispose l’insetto.
Allora la lepre si mise a correre entusiasta gridando “vado io, sono più veloce di te! Torna a casa e riposati!”.

Quando la lepre giunse dagli uomini dichiarò: “La Luna mi manda a riferirvi questo messaggio: ‘come io muoio e morendo perisco, così voi morirete e sarete finiti per sempre’.

Poi tornò dalla Luna e, tutta tronfia, le riferì l’acceduto e attese i ringraziamenti. La Luna, invece, si arrabbiò terribilmente: “Sciocca! Come ti sei permessa di dire una cosa tanto falsa?” Poi le tirò dietro un pezzo di legno che la colpì forte sul muso.

Da quel giorno la lepre ha il muso spaccato e la maggior parte degli uomini continua a credere a ciò che la lepre ha detto.

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