Il Priorato dell’Albero delle Arance, piccola raffigurazione della storia del mondo

Romoletto è stato contento di leggere con me ‘Il Priorato dell’Albero delle Arance’, di Samantha Shannon. Si è spaventato un po’ quando sono entrati in scena i wyrm, ma ha adorato i draghi orientali e vorrebbe un giorno incontrarne uno. Gli ho detto che possiamo organizzare un viaggio, appena le cose saranno tranquille, e chiedere all’agenzia turistica dove conviene recarsi.

Dato che si parla di arance, ha anche chiesto che gli preparassi la crostata alle arance, impegnandosi personalmente nel cuocerla. I cuoricini sopra sono opera sua, fra l’altro. È un bravo draghetto, da grande vorrebbe fare il cuoco, specializzato in griglieria e crème brûlée, ma questa è un’altra storia.


Il romanzo racconta un intreccio di vicende che si snodano fra Oriente, Occidente e Meridione del mondo e poco alla volta si intrecciano fino a diventare una unica corda che tiene assieme le sorti di tutti.

La sopravvivenza del genere umano sembra legata al fatto che la regina Sabran Nona, sovrana del Reginato di Inys e diretta discendente del Santo e della Donzella (capostipiti della fede delle Sei Virtù), dia alla luce una figlia. La tradizione vuole che sia infatti il sangue della casata Berethnet, rinnovato generazione dopo generazione dalla nascita di un’unica figlia femmina, a impedire il ritorno del Senza Nome, crudele wyrm generato direttamente dal centro della Terra.
Il fatto è che Sabran non sembra avere alcuna intenzione di sposarsi né di avere una progenie e questo crea molta tensione fra gli appartenenti alle stanze del potere della sua corte.

Ead, maga dell’ordine segreto del Priorato dell’Albero delle Arance, è stata inviata a corte sotto falsa identità per proteggere la sovrana. Deve fare molta attenzione a ciò che fa e dice perché ora si trova in una terra dove i suoi poteri sono proibiti e dove la sua fede di origine è considerata eresia.

Dall’altro lato del mondo, dove i draghi sono venerati anziché temuti, la giovane Tané, migliore apprendista della casa di Mezzogiorno, si prepara a diventare Cavaliere dei Draghi. La notte prima della cerimonia, contravvenendo alle regole, lascia la stanza per un tuffo in mare, cosa che si dice porti bene agli apprendisti; è allora che si imbatte in uno straniero che viene dal mare e, poiché nel suo paese vige l’embargo per timore del diffondersi di un morbo, dovrebbe denunciarlo alle autorità. Teme però di essere punita per l’uscita notturna e di perdere l’occasione della vita, così chiede aiuto a un’amica fidata per nascondere il giovane. Il ragazzo verrà condotto dal dottor Roos, alchimista mandato lì in esilio proprio da Sabran. 

I destini dei quattro personaggi presto si intrecceranno in un complesso mosaico che svelerà la verità dietro leggende e culti e scalfirà muri di ipocrisia, ostilità e sospetto.

La chiave per aprire o chiudere le porte e per costruire o incrinare le barriere è sempre l’amore, o la sua assenza, o il suo fraintendimento.


Fra magie, storie di pirati, atmosfere orientali e vicende di corte, questa storia diventa una grande rappresentazione dei contrasti culturali e religiosi che hanno interessato e ancora interessano il mondo in cui viviamo. Ho amato molto i cambi di registro fra una zona e l’altra del mondo, dettagli capaci di cambiare scenario e atmosfera in poche righe e di evidenziare le differenze e i punti in comune fra le civiltà.

I personaggi femminili sono tanti e degni di nota, dal primo all’ultimo: maghe, regine, guerriere, soldatesse, corsare, tutte diverse e tutte splendidamente descritte nelle loro unicità.
Là dove nelle storie tradizionali ci sono uomini, qui molto spesso sono donne. Non ci badi inizialmente, tutto sembra così normale e naturale… finché magari non compare un personaggio che ti saresti immaginato diverso e che ti accende il pensiero che ti fa guardare indietro e realizzare il cambio di prospettiva. La morbidezza di questo mi ha dato una sensazione molto piacevole, la percezione di un mondo possibile che forse, poco alla volta, stiamo vedendo nascere realmente, con i casi di leadership emergenti e di successo che la cronaca porta alla nostra attenzione.

Le opinioni che inizialmente avevo dei vari personaggi del romanzo sono cambiate radicalmente dopo pochi capitoli, per poi ribaltarsi ancora e ancora. Alcuni che inizialmente mi suscitavano antipatia, poi hanno generato compassione; e lo stesso per alcuni che inizialmente mi sembravano affascinanti e vincenti. La storia svela le loro luci e le loro ombre, ritraendone un’umanità tangibile e nella quale forse un po’ ciascuno riesce a riconoscersi.

Tutto questo è stato bellissimo, perché mi ha allenata a mantenermi esente dal giudizio, invito che trovo aleggi su tutta la storia. I punti di vista sono, per loro natura, di parte. Sgusciare da una parte all’altra fa capire la relatività delle posizioni.
Quante volte nella storia il giudizio o il pregiudizio, versi gli altri e verso di sé, si sono rivelati devastanti per la vita di un personaggio? E quanto, contemporaneamente, sono stati necessari per innescare un processo di cambiamento?
Quanto sarebbero diverse le nostre vite se riuscissimo a mantenerci al di sopra del giudizio?

Ho amato davvero questi personaggi e ho apprezzato tanto la lettura del romanzo (è molto lungo, ma diviso in 6 parti, perciò se volete potete approcciarne una per volta e, come ho fatto io, decidere se continuare subito o intervallare con altre letture).
Ho scorto pareri contrastanti su questo libro di Samantha Shannon, ma fortunatamente lo ho fatto dopo averlo letto, così le impressioni altrui non hanno avuto peso nella mia valutazione complessiva.

Ho desiderato finisse la storia? Sì e no.
Ero desiderosa di sapere cosa sarebbe accaduto, ma allo stesso tempo mi dispiaceva abbandonare i personaggi.

Sono stata contenta di finire? Sì.
Perché a un certo punto la corda della vicenda di ciascuno si è esaurita, il compimento dei destini è avvenuto, e in un certo senso c’è stato un lieto fine per tutti. L’ultima pagina mi ha lasciato un senso di quiete che non ho trovato in altri libri e la quiete è qualcosa che apprezzo molto in questo momento.

Lo avete letto?
Ne avete sentito parlare?
Che impressione ne avete avuto?

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