San Gaudenzio, le rose, il pane

Il 22 gennaio è la festa patronale qui a Novara, San Gaudenzio. È una festa sentita, almeno da parte della città, che ricorda la leggenda, i tradizionali mercatini con le collane di marroni di Cuneo, lo scurolo e i dolci tipici.

Nella Basilica di San Gaudenzio, accanto a cui svetta la cupola di San Gaudenzio, di Alessandro Antonelli, c’è un grande cestino di rose in ferro battuto. Per la festa patronale è usanza, oltre ad aprire lo scurolo che contiene le reliquie del santo patrono, calare il cestino di rose fino a terra e riempirlo delle rose fresche portate dai fedeli. Questo omaggio floreale ci riporta alla leggenda più tipica e speciale legata a San Gaudenzio: il miracolo delle rose.

Passeggiata sull’Allea con la cupola di San Gaudenzio all’orizzonte.

La leggenda delle rose di San Gaudenzio

Nel freddo gennaio del 396, a Vercelli morì il vescovo Limenio e si creò l’urgenza di nominare il successore.
Essere vescovo allora significava accedere a ricchezze, terre e possedimenti, avere potere. Questo creava forti controversie al momento di una nuova nomina e così infatti avvenne.
Per porre pace tra i contendenti arrivò a Vercelli, Ambrogio vescovo di Milano. Quando si giunse a un accordo dopo una faticosa trattativa, per Ambrogio non ci furono più motivi di rimanere a Vercelli e così si mise in viaggio per tornare a Milano.

La strada era lunga, allora: bisognava attraversare zone boscose e corsi d’acqua, era inverno e nevicava e i cavalli faticavano ad avanzare. Al calare del giorno, Ambrogio arrivò in vista di Novara. I cavalli si fermarono e ogni tentativo di farli proseguire verso Milano fu vano. Sembravano volersi fermare a tutti i costi a salutare l’amico Gaudenzio.
L’incontro tra i due fu cordiale e fraterno e Gaudenzio invitò Ambrogio a fermarsi per la notte. Aveva un solo cruccio. La sua casa era povera e povera era la sua mensa. Come avrebbe voluto offrire all’amico una migliore ospitalità!
E fu così che nel piccolo giardino di Gaudenzio, tra la neve, un roseto si coprì di fiori e un melo di frutti rossi.

La leggenda vuole anche che quell’incontro sia stato profetico. Ambrogio avrebbe detto ‘Di questa città tu sarai vescovo’ e Gaudenzio avrebbe risposto ‘Ma non sarai tu a consacrarmi tale’.
In effetti Gaudenzio divenne vescovo nel 398, un anno dopo la morte di Ambrogio.


Un… moderno dolce tipico

Il dolce ‘tipico’, chiamato Pane di San Gaudenzio… è tipico da poco. Negli anni Settanta, poiché mancava un vero e proprio dolce cittadino a eccezione dei celebri Biscottini di Novara (da cui derivano i Pavesini), un gruppo di panettieri e pasticceri si lanciò la sfida di crearne uno e così nacque questa deliziosa mattonella fatta con farina, burro, zucchero, uova, uvetta sultanina e aroma di vaniglia: dentro un guscio di frolla, si adagia morbido un ‘panettoncino’, della consistenza di un plumcake, che è un tripudio di profumi. In qualche caso il centro rivela l’uvetta, in altri casi dei pezzettini di marrons glacés, in altri ancora è bianco ma posato su un letto di crema di marroni.

Sembra che questo dolce moderno abbia tratto origine, o almeno ispirazione, da una abitudine pasquale: un tempo, la prima domenica di Pasqua i religiosi della cattedrale e della basilica di San Gaudenzio erano soliti distribuire ai poveri un altro pane tipico, il “Pane di Polla“, a base di frumento.

Come si fa? La ricetta che ho trovato, provato e aggiustato prevede l’utilizzo dell’uvetta, ma potete tentare con i marrons glacés (faranno ancora i ‘marroni rotti uso famiglia’? Sicuramente sì, ma credo ne abbiano ammodernato il nome. Ahah! :-D)

Come si prepara il Pane di San Gaudenzio?

La ricetta che trovate qui (che ho pubblicato per la prima volta su www.novaravive.it) è adatta a riempire
– o una teglia (meglio a cerniera) da 24 cm circa di diametro
– o uno stampo da plumcake da circa 25 x 10 cm
– o due stampi da crostata rettangolari 35 x 11 cm (solitamente nelle pasticcerie il dolce si trova in un formato di questo tipo)

Nota bene: se cambiate lo stampo, possono cambiare i tempi di cottura.

Per la pasta frolla
– 200 g di farina
– 120 g di burro
– 65 g zucchero semolato
– 1 tuorlo
– aroma di vaniglia (o vanillina)
– aroma di limone (o scorza grattugiata. Opzionale)
– 1 pizzico di sale

Ammorbidite il burro con lo zucchero, aggiungete le uova e unite infine la farina setacciata assieme agli aromi. Lavorate il tutto e mettete poi il composto in frigorifero per almeno un’ora. Al termine stendete la pasta con un matterello, mantenendo uno spessore di circa mezzo centimetro.

Per il ripieno
– 130 g farina
– 130 g zucchero
– 80/90 g uvetta sultanina
– 75 g burro fuso
– 4 uova
– aroma di vaniglia
– aroma o succo di limone
– granella di nocciole (oppure di pinoli, o marrons glacés)

Sbattete i tuorli con lo zucchero e a parte montate l’albume a neve, aggiungendo un cucchiaino di succo di limone. Unite i tuorli e zucchero all’albume e amalgamate delicatamente. Aggiungete la farina con l’uvetta e per ultimo il burro fuso. Amalgamate il tutto.

Foderare lo stampo o la tortiera e riponete al suo interno la pasta frolla stesa. Ricopritea per 3/5 con l’impasto ottenuto e cospargete il tutto con granella di pinoli o di nocciole o con marron glacé. Spolverizzate infine con zucchero a velo e cuocete in forno a 190° per 50 minuti. Se avete scelto lo stampo da plumcake, sarà necessario più tempo, circa 15′-20′ in più; se avete scelto gli stampi bassi, potrebbero invece bastare 40′. Fate la prova dello stecchino per vedere se il centro è cotto: inserite uno stuzzicadenti in due o tre punti del dolce, se il legnetto esce asciutto il dolce è cotto, se esce con residui evidenti di pasta, dentro è ancora crudo dovete prolungare la cottura. Potreste anche provare a fare tutto in versione mini, usando gli stampini dei muffin. In quel caso 30′ dovrebbero bastare.
Togliete dallo stampo il Pane di San Gaudenzio quando è ancora tiepido e, per conservarlo o portarlo in dono a qualcuno, avvolgerlo in una carta trasparente.

Qui c’è il mio. E, se avete letto tutto, sapete perché ho decorato con le rose 🙂

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