Nian e il Capodanno Cinese

Il Capodanno Cinese è stato da poco e quest’anno mi è parso se ne sia fatto un gran parlare, più del solito. In tempi non sospetti avevo iniziato a leggere la raccolta di Fiabe Cinesi edita da Giunti per la collana ‘Mille e una fiaba’ e la lettura è capitata proprio a pennello. Ricordo di avere comprato il libro una decina abbondante di anni fa al Festival dell’Oriente di Massa Carrara.

Quella delle Fiabe Cinesi non è sicuramente la mia raccolta preferita di questa collana, ho trovato i racconti piuttosto aridi tante volte, privi di quella capacità avvolgente che di solito hanno le fiabe. Alcuni sono anche piuttosto crudi e un po’ orrorifici.
Molti, mi sembra, mancano di quell’insegnamento che di solito le storie tradizionali portano. Penso sia dovuto principalmente alla distanza culturale, sicuramente se fossi più ferrata in fatto di cultura cinese potrei meglio capire il senso delle storie e dei temi che vengono proposti.

Ho avuto studenti cinesi e tanti anni fa avevo un amico di penna cinese. Mondi distanti, ma che ho sempre cercato di capire per trovare punti in comune e migliore comprensione, per essere di aiuto anche nel loro percorso. La vita è sempre interessante e dà da pensare.

Ad esempio, ripensando al mio amico di penna cinese, ricordo che la nostra corrispondenza si era interrotta dopo una sgradevole lettera che lui mi aveva scritto, sostanzialmente esprimendo giudizi aspri (e immotivati) sull’occidente. So che gli avevo risposto con gentilezza, ma lui non aveva scritto più. Chissà per quale motivo effettivamente, chissà cosa gli è capitato. Da quel che mi raccontava la vita di un ragazzino cinese degli anni Novanta non era proprio proprio quella scanzonata e giocosa di un ragazzino italiano. O almeno la sua non lo era.
A distanza di anni, sperando a lui con affetto nonostante la breve durata della nostra amicizia epistolare, penso che le ‘narrazioni’ che i popoli fanno uno dell’altro siano qualcosa di delicato; in positivo o in negativo creano e alimentano stereotipi e spesso vedono i due soggetti in ottica di noi-contro-loro. C’è da fare attenzione, perché questo avviene su grande scala fra i popoli e su piccola scala fra persone singole (e non necessariamente appartenenti a ‘popoli’ diversi ma a ‘micro mondi’ differenti).
Forse anche per questo, per cercare di non cadere in questi schemi, che mi piace scoprire le culture e le sensibilità. Poi, ci sta, ho delle preferenze, una maggiore affinità con alcune e una minore con altre, ma comunque una curiosità verso tutte.

Tornando al libro ‘Fiabe Cinesi’: quanto detto in questa lunga digressione non toglie il fatto che, al di là del gusto non proprio affine al mio, la lettura sia stata interessante.

La raccolta è divisa in tre parti: le storie sul racconto delle origini e delle metamorfosi, quelle sul racconto degli spiriti e delle meraviglie, e quella intitolata ‘Il racconto diventa festa’ che narra le vicende all’origine delle celebrazioni tradizionali delle diverse province della Cina. Quest’ultima sezione è stata la mia preferita e qui ho letto della vicenda che viene ricordata in occasione del Capodanno.

Nian e la festa di primavera

Le celebrazioni per l’arrivo della primavere costituiscono la festa pià importante per i cinesi. Sono anche chiamate Nian e un’antica favola ne racconta l’origine.
Molto tempo fa gli essere umani erano dominati da un mostro furioso e violento, crudele e sanguinario che si chiamava Nian. Aveva le fattezze di una bestia ma era pià forte dei dragoni e pià agile degli unicorni. Commetteva sempre orrendi crimini e divorava le persone. Le potenti divinità del cielo lo avevamo chiuso dentro una montagna, nella speranza che non nuocesse troppo; tuttavia, il primo e il quindicesimo giorno di ogni mese del calendario lumare il modsto usciva delle rocce per andare a caccia di uomini. Le persone dei villaggi vivevano terrorizzate e ogni sera si rinchiudevano nelle proprie case.

I saggi si misero a pensare a come combattere un mostro tanto orribile. Tra loro vi era un anziano che era convinto che fossero proprio il timore e il panico delle persone a rendere il mostro ancora più violento e furioso. Propose allora che tutti gli abitanti si organizzassero assieme.

Il mostro teme il rumore, il rosso e il fuoco‘, disse, ‘perciò prepariamo i nastri rossi da sventolare in ogni abitazione, accendiamo grandi fuochi e falò, predisponiamo tamburi e gong per fare un gran chiasso e scagliamo petardi‘. Tutti trovarono molto buona quell’idea e iniziarono a darsi da fare.

Quando la luna tramontò, Nian apparve confidando nell’oscurità e nel silenzio per compiere le sue razzie. Tuttavia, proprio mentre stava aprendo le fauci per aggredire qualche malcapitato, fu scosso dal frastuono dei gong e dei tamburi, dall’esplosione dei petardi, dalle fiamme dei falò e dai riverberi rossi dei nastri appesi alle abitazioni. Scappò, ma ovunque corresse la situazione era la stessa: rumore, fuoco e rosso ovunque. Non vi era luogo per lui e, dopo tanto correre e tanto agitarsi, cadde al suolo esausto. Le persone uscirono dalle case con armi e bastoni e lo uccisero. L’essere maligno tanto temuto era stato sconfitto grazie alla cooperazione tra gli individui.

Da quel giorno in Cina tutte le persone rinnovano la tradizione di battere i tamburi, percuotere i gong, appendere nastri rossi alle finestre delle case, accendere falò e scagliare fuochi d’artificio per celebrare la vittoria sul mostro.

Oggi la festa di Nian si riferisce alla Festa di Primavera, che coincide con il Capodanno lunare (che cade alla seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, quindi fra il 21 gennaio e il 20 febbraio di ogni anno). Molti cinesi ricordano quei fatti augurandosi buon anno nuovo con le parole xin Nian hao. Xi significa nuovo, hao buon e Nian anno.

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