Caro vecchio Charlie Brown

Qualche giorno fa ho fatto un gioco su Instagram. Mi sono fatta una foto con un filtro che mi faceva comparire un sacchetto di carta sulla testa, proprio come Charlie Brown quando si vedeva la testa a forma di palla da baseball.
La ho pubblicata nelle storie e ho chiesto di indovinare chi stessi imitando. Nessuno ha dato la risposta giusta, eppure a me era sembrato così semplice!
Così, indagando un po’, sono giunta alla conclusione che serve un ripasso sui Peanuts, la buffa e saggia combriccola di bambini (più un cane) ideata da Charles M. Schulz.

Iniziamo dalle basi.

Schulz, chi era costui?

Era un fumettista del Minnesota, era nato negli anni Venti ed era un poeta. ‘Poeta’, almeno, venne definito da Umbero Eco e quella parola, ‘poeta’, doveva irritare ‘gli umanisti di professione che non leggono fumetti’ in un’epoca in cui qualsiasi cosa non fosse un mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo (copie vendute: 2) non poteva essere considerato vera letteratura. 

Tuttavia Schulz era davvero un poeta e le sue strisce, in cui i bambini fanno discorso profondi e sensibili come gli adulti – solo che loro sono credibili e sinceri e gli adulti no – sono intrisi di poesia e di saggezza, e di umorismo che rende la vita leggera e che fa realizzare quante cantonate e abbagli prendiamo se non stiamo un pochetto attenti.

C’è Charlie Brown, innamorato della fantomatica ragazzina con i capelli rossi.
C’è la sua sorellina Sally che detesta la scuola finché non inizia a parlare con l’edificio… e ad ascoltare le risposta che lui le dà.
C’è il loro brachetto Snoopy che, sul tetto della sua cuccia, con il copricapo e gli occhiali da aviatore dà la caccia al Barone Rosso e intanto riflette sull’esistenza assieme all’uccellino Woodstock, e scrive romanzi incompiuti che iniziano quasi sempre con ‘era una notte buia e tempestosa’.
C’è l’insicuro Linus che attende la venuta del Grade Cocomero ad Halloween e non si separa mai dalla sua coperta, oggetto magico che gli dà solidità.
C’è sua bisbetica e prepotente sorella maggiore Lucy, che se fosse adulta sarebbe insopportabile ma è piccina e fa simpatia; spesso si piazza con il banchetto dell’ascolto psichiatrico che fa il verso al banchetto che vende la limonata. 
C’è Schroeder con il suo immancabile pianoforte giocattolo che porta anche in giro sotto braccio.

Poi ci sono ‘Pigpen’ il bambino sporco e Piperita Patty la capitana della squadra di baseball. C’è il premuroso e altruista Franklin Armstrong che, nero di pelle, apparve nelle strisce a partire dal 1968 quando Schulz, in seguito alla corrispondenza con una maestra di scuola elementare di nome Harriet Glickman, decise di dire un basta consapevole alla discriminazione razziale nei fumetti e di rendere le sue meravigliose storie più inclusive.

I personaggi sono tantissimi e le strisce, disegnate dal 1950 al 2000, messe assieme potrebbero riempire un volume di 6.500 pagine. Penso che un giorno le leggerò tutte e 6.500.

E voi? Avete questi mitici fumetti? Personaggio preferito?

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