8 marzo – di etichette rimosse e di grazie di cuore

Questa mattina un veloce scambio di messaggi prima di iniziare il lavoro mi ha dato da pensare.

Il tema della conversazione era il nome effettivo della ricorrenza di oggi, non tanto una ‘Giornata internazionale della donna’ (come viene comunemente chiamata in ambiente diciamo più… intellettuale di ‘festa della donna’) ma ‘Giornata internazionale dei diritti della donna’.

Ho fatto le mie cose ma il pensiero mi ha accompagnata tutto il giorno.

Perché, se da una parte si discute sulla (sacrosanta e auspicabile) declinazione al femminile delle professioni, dall’altra tante volte si sottovalutano altri aspetti che non hanno tanto a che fare con la semplice linguistica quanto sul fatto di celare o evidenziare il punto della questione. Per semplificare eccessivamente (volontariamente o meno) e, nel farlo, depauperare.

Perché oggi si ricordano le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze cui le donne sono soggette. E dire un retorico ‘ma per me è l’8 marzo tutti i giorni’ significa non tanto ‘rispettare le donne tutti i giorni’, perché quello è il minimo della decenza (e stiamo andando fuori tema) ma impegnarsi ad attuare nella vita reale i principi, i valori e i diritti conquistati sulla carta e poi, come per le direttive europee, non sempre pienamente recepiti. Poi, anzi intanto, impegnarsi ad ampliare gli orizzonti.

Le etichette mi piacciono sui barattoli e sui quaderni, ma non sulla gente. 

Non userò quindi aggettivi per descrivere cosa o come sono le donne né cosa o come dovrebbero essere, perché sono pienamente convinta che, in quanto anime incarnate come esseri umani su questa terra siano esattamente e singolarmente ciò che sono, vogliono, hanno bisogno e sono in grado di essere. E questo loro essere è mutevole, perché la consapevolezza muta e con essa evolve il modo in cui il vivere si mostra.

Per arrivare all’ottenimento dei diritti duramente conquistati lottando, è servito il contributo di tante persone e queste persone hanno avuto delle caratteristiche, forse particolari.

Fuori dalle etichette, quindi, c’è forse però un aggettivo che rappresenta coloro che, donne o uomini, hanno lasciato un segno: ‘ribelle’. Anche qui ci sono diversi tipi di persone ‘ribelli’. Quelle che si dichiarano tali e fanno la rivoluzione. E coloro che magari nemmeno si rendono conto di esserlo, che vivono solo alla loro maniera e in questo sono rivoluzionarie e ispiratrici. A volte queste due cose si fondono.

Forse allora la parola giusta è ‘consapevole’.

Qualche giorno fa ho comprato in edicola ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli’, entrambi i volumi. Era da tempo che desideravo avere questi libri per me, da esplorare e leggere con calma.

Li ho sfogliati e ho scoperto tanti nomi che non conoscevo e che hanno tracciato quella strada. Ho ritrovato le mie eroine, ne ho incontrate di nuove, e mi sono anche commossa guardando alcune pagine. Le ultime due, soprattutto: a sinistra compariva “Scrivi la tua storia” e a destra “Disegna il tuo ritratto”.

Perché tu, proprio tu che stai leggendo, chiunque tu sia, chiunque tu ti senta di essere e comunque tu ti senta, sappi che sei degn* di essere fra loro, che la tua storia può essere un esempio e un’ispirazione per qualcun*, che puoi fare la differenza.

Guarda questo libro, guarda questi volti disegnati. Hanno fatto delle cose, a volte piccole, a volte enormi, ma tutte significative, tutte a loro modo rivoluzionarie, anche solo per il fatto di aver scelto di esprimersi, di vivere, di pensare in un modo diverso da quello che gli altri si sarebbero aspettati o avrebbero voluto. Ciascuna di loro è stata una persona libera.

E la tua libertà di oggi, e la tua dignità di oggi e le tue possibilità di oggi, anche se qualche volta pensi (magari a ragione) non siano abbastanza, che ci sia di più da fare, ci sono grazie a loro. E domani magari anche tu potrai essere ‘tra loro’ e la situazione sarà migliore anche grazie a te.

Allora stasera dico grazie. 

A Ipazia, Grace O’Malley, Lita Levi Montalcini, Marie Curie, Boudicca, Frida Kahlo, Emilia Earhart, Cleopatra, Coco Chanel, Ada Lovelace, Simone Veil, Beatrix Potter, Celia Cruz, Matilde di Canossa, Saffo, Michelle Obama, Samantha Cristoforetti, Shamsia Hassani, Kate Sheppard, Malla Yousafzai, Maria Montessori e tutte le eroine di ieri e di oggi raccontate in Storie della Buona Notte per Bambine Ribelli.

E a Sanna Marin, Jacinda Ardern, la Regina Elisabetta, Angela Merkel, Elena Bonetti, Kamala Harris, Miuccia Prada, Twiggy, Christine Lagarde, Fabiola Gianotti, Nilde Iotti, Tina Anselmi, Giovanna Botteri, Yoani Sánchez, Nasrin Abdalla, Emma Watson, Maryl Steep e a tutte le donne che non sono in quei due libri ma sono nel mondo, fra noi. Che comunque sono, e basta. Ci sono e lavorano sodo per continuare a tracciare la strada, ciascuna a suo modo e ciascuna con i suoi talenti e le sue possibilità. 

Grazie a #ElenaFavilli e #FrancescaCavallo, le autrici dei due libri.

Grazie a tutte le donne che hanno fatto scelte coraggiose nella loro vita aprendo la via ad altre, comprese le scelte nella cabina elettorale. A quelle donne che hanno votato a favore della legge sull’aborto anche se magari in cuor loro non avrebbero mai deciso per quell’esperienza. Grazie a quelle donne che hanno votato a favore del divorzio, anche se non avrebbero mai desiderato quel cambiamento nella propria vita. Perché ci vuole coraggio a sostenere una causa in cui non si riconosce direttamente ma che si sente giusta per la libertà altrui.

Grazie a quelle donne che sono andate nelle piazze a manifestare e sostenere cause non strettamente legate alla loro situazione personale. E a quelle che lo fanno adesso. 

Grazie a quelle donne sono di supporto alle altre donne.

E grazie anche agli uomini che hanno fatto lo stesso, perché sono questioni che riguardano tutti, non vanno a comparti.

Grazie a chi fa la sua parte per aiutano le donne e le persone meno rappresentate a riconoscere il proprio valore negli ambienti lavorativi, sociali e familiari, a promuoversi, a raccontarsi senza timori né imbarazzi, senza sentirsi ‘meno’ o meno ascoltat* di qualcun altro.

Grazie a tutte le “bambine ribelli” di ieri, di oggi, dell’altroieri e di domani, che si impegnano a vivere la loro vita con determinazione, autodeterminazione e spirito, libere e portatrici di libertà.

Grazie alla mia mamma, che non poteva darmi esempio migliori.
Grazie a voi, “sorelle”. 
E un po’ grazie anche per me 🙂

Buon 8 marzo.

3 pensieri su “8 marzo – di etichette rimosse e di grazie di cuore

  1. tuttacolpadimurphy.wordpress.com ha detto:

    Ho acquistato entrambe le “Buonanotte” un paio di anni fa e qualche volta torno a rileggere alcuni nomi che mi ispirano particolarmente. 😍 (Come siamo passati dalla Giornata Mondiale per i diritti delle donne alla casciara dei gruppi che innondano i locali in attesa dello spogliarello?!) 🤔

    "Mi piace"

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