Turkemar: di sigarette, swing ed esordi

Anni fa ho incontrato Simone Sarasso, lo scrittore. La mia copia di Turkemar risale ad allora, me la ha regalata lui stesso durante un’intervista. Mi ricordo che ero seduta su un divanetto nel suo studio, era una giornata di sole e io mi guardavo intorno intercettando DVD di xMen, fumetti di Capitan America, merendine ai cereali e pile di thriller, e intanto rigiravo fra le mani questo volumetto dedicato a Fred Buscaglione.

Una mensola era tutta destinata alle copie del suo ultimo romanzo, Invictus, che avevo di proposito letto prima dell’incontro e che racconta la storia di Costantino in una maniera che potrei definire… tarantiniana.

Sono un privilegiato“, mi aveva detto “Mi sveglio e vengo qui per scrivere storie. Ho fatto un sacco di mestieri e nessuno è stato così bello!” Aveva lavorato in un’agenzia di stampa, poi aveva lavorato per mezza giornata come maestro in una scuola dell’infanzia a Novara, dedicando l’altra mezza a scrivere. Gli inizi erano stati economicamente difficili, ma poi era successo qualcosa e il vento aveva iniziato a girare a suo favore.

Turkemar risale proprio agli inizi, a quando aveva meno di trent’anni e aveva conosciuto Fernando Quatraro della casa Editrice FQ, microscopica e virtuosa. Fu lui ad spingerlo a iniziare commissionandogli un racconto sulla vita di Fred Buscaglione.

Buscaglione era ed è una passione di famiglia nata grazie a un nonno che faceva il barbiere a Vercelli, al quartiere Isola, e che in negozio ascoltava ossessivamente i dischi di Buscaglione. E nata anche grazie un altro nonno che conobbe Buscaglione in persona quando decise di mettere su una rivista per evitare di andare al fronte, con musicisti e ballerine di fila che erano altri ragazzi di leva. 

Mi disse: Buscaglione è stato il primo di una generazione di ‘sciagurati’ che hanno raccontato grandissime storie e hanno trasformato il modo di fare poesia in Italia. Sposava un’anima pop. Mi è rimasta in testa la passione per quella cadenza, quel ritmo, quel mondo che alla fine è roba mia. Poi è uscita una bella biografia di Buscaglione e mentre la leggevo mi ha contattato Fernando, l’editore, e mi ha chiesto una storia. Io quella volevo raccontare!”

E così è nato il libro, poco più di 100 pagine di dialoghi serrati, di quelli che ti sembra materializzino la scena davanti ai tuoi occhi mentre in sottofondo qualcuno, chissà dove, inizia a cantare  ‘T’ho veduta, t’ho seguita, t’ho fermata, t’’ho baciata, eri piccola, piccola, piccola così’.


Per l’intervista completa (da cui ho estratto alcuni di questi ricordi) vi reindirizzo qui. Bei tempi!

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