The Fallen Dreams – diario di un Hacker

Avete mai sognato di essere degli hacker? Io sì, mi ero innamorata di film come The Net, con Sandra Bullok, e ovviamente di Matrix, il capolavoro. Da ragazzina, poi – facevo le medie – andai in uno studio televisivo di Milano per girare dei video in cui io (sì, proprio io!) raccontavo e spiegavo Internet, la rete, le ICT ai miei coetanei. Era un progetto di educazione alla rete che sarebbe andato nelle scuole; girammo tutto in un paio di giornate (o forse in una?), in blue back (sì, mi pare fosse tutto azzurrino attorno a me, prima del green back), e poi a tarda sera andammo con la troupe a mangiare una pizza in un posto lì vicino. Ricordi in parte frammentati e sommari, in parte precisissimi e indelebili.

Chissà che ne è stato di quei filmati, ogni tanto me lo chiedo. Forse ha iniziato lì a svilupparsi in me quella leggera tendenza geek che avvolge due terzi della famiglia a diversi livelli di intensità.

Dicevo degli hacker.
Come fantasticavo su quei mondi!
Nelle prime chat che frequentavo assumevo nomi in codice vagamente misteriosi e tendevo a celare qualsiasi cosa rilevante della mia identità per avvolgermi in un velo di mistero da supereroina in erba. Una volta ero Trinity, una volta Circe. Nomi così.

Sotto il nome di Circe (ma solo in fase iniziale), strinsi amicizia con un ragazzo di Roma, passammo alle email e restammo amici di penna per anni e anni, con una frequenza di missive almeno bisettimanale. Che cose che ci raccontavamo! Pensavo a ‘C’è posta per te’ (il film!) e mi vedevo lì. Certo, niente librai rivali e niente storia d’amore, ma una bellissima amicizia epistolare in cui, alla fine, raccontare tutto di te senza raccontare niente.

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Un giorno ho capito che, a modo mio, una hacker lo ero già. Lo ho capito quando ho colto il senso profondo dell’esserlo, fuori dai tecnicismi e dalle competenze informatiche. Lo spiego riprendendo un passaggio di ‘The Fallen Dreams – diario di un hacker’, di Demian Kurt_, il libro che ho appena terminato.

“Direi che un Hacker è uno che si fa le domande che gli altri non si fanno. Tutti quelli che hanno voluto cambiare in meglio il mondo in cui vivevamo sono stati degli Hacker. Lo siamo tutti, in un certo senso e non lo è nessuno. Lo siamo quando abbiamo il coraggio di dire la nostra, di lottare per qualcosa di vero in cui crediamo. Lo siamo quando cadiamo e ci rialziamo. Lo siamo quando non ci voltiamo dell’altra parte.”

Ecco, ora anche voi che leggete vi sentite un po’ degli hacker?
Certo, poi direte: ma io so a malapena configurare la posta elettronica sullo smartphone. Che hacker dovrei essere? Beh, è ‘l’attitudine a tracciare strade nuove e a porsi domande che nessuno si fa’ che fa determina se si è o non è ‘hacker dentro’.

[Il libro nella precedente edizione, senza illustrazioni]

Il libro, The Fallen Dreams diario di un hacker, mi è stato regalato da colui che ne ha curato il glossario; è un esperto di sicurezza ICT e abbiamo avuto modo di conoscerci tempo fa in un contesto di lavoro. Ho trovato veramente interessante ciò di cui occupa e ho letto con grande interesse il libro, anche se non subito. È un libro intenso, sotto forma di racconto diretto, breve, asciutto, senza preamboli né mezzi termini. Qualche espressione è forte, ma emerge chiaramente la voce -e il tormento annichilito- del narratore.

È un thriller in ambito hacker, ma è soprattutto un viaggio interiore, l’eredità dell’hacker narratore che, come smonta il computer pezzo per pezzo per eliminare le tracce della propria vita in rete quando prende il suo ‘Oblivion ticket’, allo stesso modo, pezzo per pezzo, smonta se stesso. E nel farlo lascia qualcosa a chi verrà dopo di lui, a continuare la missione e a trovarne di nuove.

Un hacker scompone, smantella, ribalta il sistema per ripulirlo, riordinarlo, resettarlo; così come spesso abbiamo bisogno di smontare, smantellare, ribaltare, ripulire, riordinare, resettare noi stessi.

È questo che succede al protagonista, che nella disperata ricerca della propria chiave per decrittare l’esistenza ha scavato un solco dal quale non riesce a uscire del tutto; eppure da lì vede il cielo sopra la testa, sa che c’è e che in qualche modo forse si può raggiungere. Nel tentativo di portare nuova luce dove regnano le tenebre, ha bisogno di immergersi nei mondi profondi e oscuri; solo da dentro, silenzioso e non visto, può sgretolare le cose e lo fa a qualunque costo. Ma più scava e si tuffa in quel solco, più aumenta il divario fra sé e il ‘mondo di sopra’ e crescono le maschere che indossa per sopravvivere.

Il protagonista ha bisogno di ‘cadere’ nello stesso baratro che ha scavato. Lui è un ‘caduto’, Fallen, come il suo nome nel dark web. E The Fallen Dreams, il titolo del libro, significa ‘I sogni caduti’, ma basterebbe un genitivo sassone per trasformarlo in ‘I sogni di Fallen’. Attorno a questo possibile gioco di parole e di significati si sviluppa la vicenda, una discesa fino alle profondità più cupe dell’inferno per fare la propria giustizia e trovare il proprio codice.

Il punto è: cosa spinge a farlo? Cosa induce ad andare così in basso e a scavare nel buio così tanto?
Il movente e i modi che ne conseguono sono determinanti per l’esito della vicenda: una risalita, un annientamento o qualcosa d’altro?

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C’è qualche errorino di editing, ma il libro trovo sia scritto molto bene e in modo avvincente. I termini tecnici possono renderlo inizialmente complicato, ma trovo molto buono il modo in cui sono stati usati sia il glossario sia la voce stessa del narratore, che prima spiega ‘da esperti’ alcuni passaggi di ciò che fa, ma poi sintetizza semplificando e rendendo comprensibile la situazione.

Non è un libro ‘allegro’: alcuni passaggi sono cupi, la storia è drammatica, ma al di sotto della forma e della trama c’è il chiaro tema della ricerca di sé, della propria identità, del senso dell’esistenza e del superamento di sé e del proprio mondo. È sicuramente una metafora forte e accentuata della ‘buia notte dell’Anima’. Ci sono spunti che fanno riflettere sia sulle proprie domande sia su quelle che l’umanità attorno a noi cerca, vagando, di chiarire.
Ancora una volta risuona la definizione di hacker che ho scritto all’inizio. Chi è un hacker? Chi vuole essere un hacker? Quanto necessario il superamento di sé e del Sé?
Se volete leggere il romanzo, lo trovate su Amazon anche in versione ebook su Kindle Unlimited.


Se invece volete saperne di più di sicurezza informatica, segnalo che il 17 giugno alle 18 ci sarà un webinar sulla sicurezza informatica con Vincenzo Digilio (il curatore del glossario) come relatore. Si intitola ‘Hacker per un giorno: come difenderti dagli attacchi informatici’. Se volete partecipare, potete registrarvi gratuitamente su Eventbrite

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