Pomodori verdi fritti

Ho terminato, da qualche giorno, di leggere ‘Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop’ e ne sono rimasta affascinata. E’ un libro che parla di diritti civili, di uguaglianza, di femminismo e di dignità senza mai farne un riferimento esplicito. Mi piace la coincidenza di parlarne oggi, che è il giorno di Nelson Mandela.

Pomodori verdi fritti è, in sostanza, la storia di una famiglia, di una comunità e di un’epoca. La storia principale si svolge fra il 1919 circa e il 1955 circa, ma viene raccontata in flashback nel 1985-1986 da una delle spettatrici di quelle vicende a una amica totalmente estranea ai fatti e ai personaggi.

Perché dico che racconta di diritti e dignità?

Perché ci sono due donne che si amano in modo profondo eppure discreto e decidono di passare assieme la loro vita e allevare assieme il figlio di una di loro. La madre del bambino negli anni Trenta è andata contro corrente rispetto al pensiero comune ed è fuggita da un marito violento.

Perché c’è una comunità nera che condivide la quotidianità con un gruppo di bianchi e lo fa da pari, ‘trattati come i bianchi’, mentre attorno aleggia l’ombra di piccoli gruppi del Ku Klux Klan.

Perché ci sono dei vagabondi, a cui sono offerti cibo, amicizia e ospitalità in modo garbato, attraverso piccoli lavori spesso ‘inutili’ ma dignitosi, così che nessuno si senta un estraneo ma ritrovi il senso di sé e una famiglia.

Perché ci sono generazioni ed epoche che si incontrano e si confrontano e si sostengono.

E perché ci sono tante, tantissime, splendide donne che reggono quel piccolo mondo.

 

Sul subito la lettura mi è sembrata ingranare poco, con quei brevissimi capitoli in cui continuano a cambiare la voce, la scena, il tempo, lo stile:
1) c’è la Signora Weems, che dall’ufficio postale di fronte al Caffè racconta attraverso il suo giornale la vita della piccola comunità
2) c’è il dialogo fra la signora Evelyn Couch e la signora Ninny Threadgoode. Le due si conoscono per caso nel 1985 alla casa di Riposo Rose Terrace dove Ninny è ospite. Ninny racconta all’amica -e che splendida amicizia fra loro-  come se il tempo non fosse passato, della storia della sua famiglia e della comunità di Whistle Stop, Alabama
3) c’è il racconto extradiegetico del passato, che colma i buchi lasciati dall’esperienza dei protagonisti diretti, svelando misteri e risolvendo enigmi che solo il lettore conoscerà

Saltando da un all’altro, presto tutto prende ritmo, si tratta solo di entrare in confidenza con i personaggi. E’ bastato un soffio perché e mi trovassi trovata catapultata nella vicenda e respirassi le atmosfere e i profumi attorno al Caffè. Preparerò i pomodori verdi fritti prossimamente, promesso!

Questa è una storia in cui ‘quello che succede va bene così’.
C’è uno strano lieto fine per tutto, non perché le cose vadano sempre esattamente in maniera ideale e idilliaca, ma perché ogni finale lascia un senso di quiete e di pace. Ci sono altre storie in cui capita di restare con un peso sul cuore, ma qui no, per niente. Qui è tutto nel giusto flusso della vita.
Resta solo un po’ di malinconia.

Alla fine, sì, piangi assieme a Evelyn seduta in macchina mentre le sembra di sentire Essie Rue suonare il vecchio pianoforte nel salotto della casa dei Threadgoode ormai disabitata da anni.

E piangi e sorridi in contemporanea leggendo la lettera sulla lapide e assistendo all’ultima, ultimissima scena, quando hai capito pienamente quando meravigliosa fosse Idgie (e lo aveva capito anche il reverendo Scroggins, alla fine) e ti assale la malinconia per tutta quella vita ormai passata.

La recensione scritta sul retro è vera. Dice:

L’autrice di Pomodori verdi fritti fa rivivere in una narrazione briosa e intensa un intero mondo ormai perduto, riuscendo a trasmettere tutta la vitalità di un’epoca e la nostalgia per la sua scomparsa. [Harper Lee]

 

 

Un pensiero su “Pomodori verdi fritti

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