La punta più a ovest

In questi giorni in cui si parla, tristemente, di Parigi, mi torna in mente l’ultima volta che la ho visitata. In realtà è stata una toccata e fuga di un giorno, di ritorno da un viaggio ben più lungo e articolato. Era una bella giornata di luglio e quel giorno passava il tour de France, quindi c’erano blocchi del traffico e parecchie deviazioni.

In ogni caso, quel che conta in questa storia non è tanto Parigi, quanto i giorni che hanno preceduto quella breve gita.

La vacanza, un viaggio di esplorazione mio papà, prevedeva giro dei castelli della Loira, Bretagna e Normandia, secondo un certo calendario dettato dalle prenotazioni alberghiere. Interessanti i castelli della Loira, per carità, ma dopo averne visti 5 o 6 l’entusiasmo è passato; diversa faccenda con la Bretagna, invece. Presa, quasi per caso, una strada costiera, siamo rimasti talmente tanto affascinati da quella terra da decidere di uscire dalle grandi strade e dalle rotte programmate e spostarci lungo la strada litoranea.

Fra piccoli borghi, brughiere affacciate sul mare e fari bianchi e rossi stagliati nel cielo più azzurro che ci fosse, siamo arrivati in un luogo meraviglioso e selvaggio: la Pointe du Raz, il luogo più a ovest di Francia.

fonte: Pixabay

Era sera, ma ancora chiaro perché lì d’estate le giornate sono molto lunghe. Eravamo solo noi; c’è una lunga strada da fare a piedi per arrivare vino a quel punto e stava arrivando il maltempo.
Il vento era teso, le onde altissime e fragorose; all’orizzonte il cielo viola della tempesta si mescolava all’azzurro dell’estate, squarciato da raggi di sole resi metallici dalle nuvole nere. Uno spettacolo!

Se chiudo gli occhi mi rivedo là, e rivedo quel cielo e sento ancora il vento rombare nelle orecchie e graffiare la pelle. Ferma in piedi su uno sperone di roccia, nella mia cerata bianca, di fronte a me l’immensità dell’Oceano Atlantico, non sarei voluta andare via.
Il mio respiro era l’oceano ed ero in un’altra dimensione, in un mondo fatato, regno di Manawydan.

Anni dopo mi è capitato fra le mani un libro di miti e leggente celtiche. In un capitolo dedicato alle storie dell’Armonica (nome antico della Bretagna e… terra di Asterix :-D) compariva la leggenda di Ys.
Ys è un’isola antica e sommersa, nei pressi della punta più a ovest della Bretagna. Si dice che fosse protetta da un sistema di dighe per evitare che il mare la inondasse. Il re dell’isola, come segno d’affetto, un giorno affidò le chiavi delle dighe alla sua amata figlia Dhaut.
Un giorno uno straniero si presentò alle porte di Ys e Dhaut ne fu invaghita. Lo straniero, però, era il demonio sotto mentite spoglie e con il suo fascino indusse la ragazza ad aprire le dighe. Tutta la città finì sommersa e Dhaut, per porre rimedio al suo grave errore, fu esiliata nelle profondità dell’oceano, nella sua vecchia città ormai sommersa. SI dice che sia diventata una sirena e che ancora oggi incanti i marinai.

Forse era la voce di Dhaut a incantarmi mentre contemplavo la meraviglia dell’oceano dalla Pointe du Raz, verso l’orizzonte dove un giorno Ys sorgeva.

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