Nelle sue ossa: un caso irrisolto sul lago Maggiore

Mi emoziono sempre quando leggo romanzi ambientati dalle mie parti e quando gli autori stessi sono delle mie parti. Non so perché, sarà che dell’Alto Piemonte si parla poco, è una terra che si racconta in sordina, un po’ ai margine del clamore, come i suoi abitanti.
Sarà che ritrovare i luoghi che conosco in una storia che arriverà a tutti mi fa sentire un po’ padrona di casa, come quando ricevi ospiti forestieri e li porti a vedere i luoghi migliori della città e tu stess* la riscopri.
Sarà che sento vicino personaggi e scrittori e mi sembrano quasi degli amici.

Chissà!

Non conoscevo Maria Elisa Gualandris prima di ricevere il suo romanzo per questa nuova collaborazione. Sul subito mi aveva solo attirato molto il titolo: ‘Nelle sue ossa‘.

Avevo letto la trama, affascinante. E poi l’occhio era caduto sulla biografia ‘laureata in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, vive sul Lago Maggiore ed è giornalista professionista‘.

Lago Maggiore, signore e signori.
Casa. O quasi! Già solo per questo il libro valeva la pena di essere letto.

Ovviamente, però, non è stato l’unico fatto che mi ha portato ad apprezzare questa storia. È una storia piena di piccoli misteri nascosti fra le vie e dietro le finestre delle case. Ma delicata e con un pizzico di malinconia per tutto ciò che sarebbe stato.

È la storia di Benedetta, 35 anni, giornalista precaria che, come tanti colleghi, viene pagata (poco) a pezzo. Sbarca il lunario grazie al suo intuito per le notizie, ma in provincia, lì nei dintorni di Pallanza (una delle due località che hanno dato vita a Verbania, l’altra è Intra), le opportunità sono comunque ridotte e ogni giorno è una corsa a capire come portare a casa la cena.

Un giorno la sorte vuole che Benedetta si trovi nei pressi delle suggestiva, signorile e disabitata Villa Camelia dove, facendo dei lavori vengono rinvenute in cantina delle ossa che, agli occhi degli esperti, devono essere lì da 40 anni. Non si sa di chi possano essere ma Benedetta intuisce che lì può esserci una notizia e forse una svolta per rendere più solida la sua carriera.

In collaborazione con il Commissario Giuliani riesce a capire che probabilmente si tratta delle ossa di Giulia Ferrari, una studentesse scomparsa nel 1978 e mai davvero cercata, perché allora andava così e perché si dice frequentasse un ragazzo dalle idee estremiste, probabilmente coinvolto in quella sparizione.

La Procura vuole chiudere in fretta un caso tutto sommato poco significativo, ma Benedetta, che nelle sue indagini giornalistiche ha conosciuto i protagonisti e gli spettatori di quel caso irrisolto, si è presa a cuore la faccenda e vuole arrivare a capire cosa è successo davvero a Giulia quel giorno d’estate di tanti anni fa, quando uscì a festeggiare la maturità con le compagne di scuola e non tornò più a casa.

Perché ho apprezzato questo libro?

Perché è un giallo giornalistico quieto e riflessivo, seppur estremamente scorrevole; coinvolge nella storia ma riesce anche a rilassare. Forse è l’effetto cold case, quando sai che la storia merita un epilogo ma appartiene ormai quasi totalmente al passato, il suo carico emotivo si è ridotto fortemente ed è diventata una memoria che inizia ad allentare la sua presa.

Perché è narrato in prima persona da Benedetta. Di solito mi lasciano uno strano effetto questi punti di vista interni, ma nel caso specifico è stato molto buono per entrare nella storia e svelare piano piano la verità. Ho scavato nel passato assieme a Benedetta, scoperto le cose mentre le scopriva lei, non mi sono sentita soggiogata da un narratore onnisciente che, come spesso accade nei romanzi gialli, sembra voler tenere il lettore di proposito all’oscuro delle cose, per spiazzarlo alla fine lasciandogli solo la sensazione di non avere capito niente, forse di non essere nemmeno in grado di capire nulla. Trovo che qui ci sia una ‘dignità’ data al lettore, un equilibrio fra le parti. È una narrazione gentile e accogliente.

Perché il giallo è il fulcro della storia, ma la storia non è il giallo stesso. La storia è la vita di Benedetta, inquadrata nello specifico momento in cui vive questa insolita avventura. È la storia del suo sentirsi precaria e di guardare con precarietà la vita. Del suo essere divisa fra quello che potrebbe ancora succedere e quello che ormai non c’è più, come la sua ‘vita ideale immaginata davanti a sé ai tempi dell’università’ e la realtà di quello che è riuscita a fare 15 anni dopo. Della sua disillusione (e della disillusione di parecchi ‘Millenials’, la mia generazione) che però non ha ancora tolto spazio alla speranza e alla voglia di continuare a mettersi in gioco, di mantenersi flessibili, di reinventarsi e tracciare nuove rotte. Perché, gente, qui si sogna forte.

Perché, dopo tutto, la vita di Giulia sarebbe stata e invece si è interrotta all’improvviso a 18 anni; ma la vita di Benedetta, che ‘sarebbe stata e non è diventata’ ha ancora tutte le carte in regola per dispiegarsi. Forse si tratta solo di abbandonare vecchi schemi e… dare nuovo senso alla propria voce (e leggendo il libro capirete anche in che senso).


Ho letto ‘Nelle sue ossa’ in tre sere, benché sia lungo 300 pagine, e mi sembra che Benedetta sia una mia amica che magari questa estate andrò a trovare e inviterò in barca con me. Lei e i suoi amici Viola e Francesco, che sono aiutanti preziosi in questa storia non solo perché contribuiscono a far sì che Benedetta scopra la verità sul caso e faccia luce sulla sorte di Giulia, ma anche perché le aiutano a ricostruire la verità su se stessa e sulla propria storia.

Ringrazio molto Simona Mirabello, che cura l’ufficio stampa del libro, per avermi inviato una copia del romanzo e avere chiesto la mia opinione; e anche per avermi fatto conoscere Maria Elisa Gualandris, quasi compaesana (fino al 1992 Novara e Verbania erano una provincia unica), e Book a Book, casa editrice in crowdfunding che ha ideato un sistema molto ingegnoso e sostenibile di dare spazio ai nuovi autori e rendere attivi i lettori stessi: i libri vengono sottoposti al lungo processo di revisione, correzione e pubblicazione (digitale e cartacea) solo se raggiungono un certo numero di preordini. Così si possono mantenere i costi contenuti e investire le energie solo su quello che, di fatto, ha realmente possibilità di successo.

Ho discusso la mia tesi magistrale proprio sul crowdsourcing (approccio in cui rientra il crowdfunding), allora agli albori, ipotizzandone gli sviluppi futuri e le potenzialità. Vedere iniziative felici come questa mi fa pensare proprio che… come Benedetta, ho occhio per certe cose. 🙂

Se volete leggere ‘Nelle sue ossa’, lo trovate sul sito di Book a Book sia in cartaceo (€ 15) sia in versione ebook (€ 6,99).

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