Carnage (e sui film strani)

Ho una predilezione per i film ‘strani’.
Cosa intendo per film strani?
Quelli con dialoghi serrati e situazioni apparentemente surreali ma estremamente vere e ‘intime’, oppure poetiche. Sono film intellettuali, forse, ma divertenti; quelli con storie umane intense ma affrontate con leggerezza.
Non fraintendete: nella categoria dei ‘film strani’ fanno parte molte commedie; non amo i drammoni pieni di amarezza e lacrime, o quei polpettoni interminabili che fanno passare la voglia di vivere.

Diciamo che si tratta, in modo trasversale, di film che, dentro la sceneggiatura e la regia, nascondono temi dell’animo umano e messaggi sulla vita che possono portare a farsi delle domande e a trovare modi diversi di osservare le cose di sempre. C’è un ché di spirituale, mistico, sociologico, psicologico, folle, onirico -in quantità e ordine variabile- nei miei ‘film strani’.

Sto pensando di fare una lista di film strani, in effetti. La gente dovrebbe guadare di più film di questo genere. Provvederò. 😀

In ogni caso ieri sera ho visto uno dei miei ‘film strani’ (dovrei trovare una definizione migliore, ne sono piuttosto convinta. Mumble…).
Si tratta di Carnage, un film di soli 77 minuti, diretto da Roman Polanski, ma tratto da un’opera teatrale di Yasmina Reza intitolata Il dio del massacro.

Titolo inquietante? Forse. Conoscendo l’autrice, però, lo ho trovato molto divertente, evidentemente un titolo provocatorio che avrebbe sottinteso qualcosa della vicenda.

Come avvale a teatro, tutta la vicenda si svolge in una sola stanza, a parte brevissimi intermezzi: un salotto. Qui si trovano due coppie di genitori che hanno deciso di incontrarsi per via di qualcosa accaduto ai loro figli: un figlio della coppia ospite, durante un bisticcio al parco, ha dato una bastonata in faccia al figlio della coppia padrona di casa. I quattro vogliono affrontare la questione ‘da adulti responsabili e responsabilizzanti’ e si trovano con apparenti intenti di conciliazione e spirito cavalleresco (frequenti i riferimenti ad Ivanhoe, fra l’altro).
Solo che, nell’arco di poco, la situazione degenera e tutte le opinioni, i contrasti, le frustrazioni, e i rancori fra le due coppie e all’interno delle due coppie vengono fuori in un crescendo di situazioni esasperate ed esasperanti. Terribile da vivere, ma molto, molto divertente e istruttivo da guardare come spettatori.

La fine è assolutamente sorprendente e dirompente, fa valutare e rivalutare ogni posizione presa e tutto l’accaduto. Non dico altro, se no rovino il piacere del film 😀

L’interpretazione del cast è straordinaria, soprattutto quella delle due attrici (Jodie Foster e Kate Winslet). Ho apprezzato il ritmo e la regia teatrale.

Più di ogni altra cosa, però, ho trovato geniale la cruda ed esilarante rappresentazione delle sovrastrutture in cui viviamo, dei pesi inutili che ci portiamo dietro e dentro, di tutto il non-detto e il non-fatto che ci incatena. Sono tutte cose assolutamente tenutile e, anzi, molto spesso del tutto inesistente e il film è molto capace di passare questo concetto, a mio avviso. Bisognerebbe ritrovare una semplicità e una autenticità che ci permettano di ponderare le situazioni e di capire quando sono determinanti e quando no.

I personaggi, tirati all’estremo, tirano fuori, davvero, il peggio di loro; ma è un peggio autentico e liberatorio.

Consigliatissimo! Se lo guardate fatemi sapere che ne pensate.
Io, intanto, recupero un paio di altri testi di Yasmina Reza.
Un’altra opera altrettanto geniale e ‘Arte’. Pensavo che il video dello spettacolo teatrale fosse solo in francese (la versione con Fabrice Luchini -che ho visto tempo fa per caso- è spassosissima, i tre attori sono fantastici e davvero comici; peccato che non riesca a trovarla ora). In realtà, mentre cercavo il filmato completo in lingua originale, ho scoperto che esiste anche questa versione, con Ricky Tognazzi, Giobbe Covatta e Paolo Graziosi.
Se volete, buona visione.

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